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La tradizione culinaria italiana è una bugia di successo

I rischi di autoconvincersi che la cucina italiana sia nata nei confini nazionali, quando la sua storia è strettamente legata a migrazioni e scambi internazionali Il 10 dicembre 2025 il comitato Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale si è riunito a Nuova Delhi, in India, e ha decretato che la cucina italiana è patrimonio culturale immateriale dell’umanità. In Italia, la notizia è subito rimbalzata dai principali media nazionali ai meme sui social, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un videomessaggio dicendo che questo obiettivo onora «quello che siamo e la nostra identità». Il ministero dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato che «la Cucina italiana parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale».  Trovi QUI l’articolo completo di Facta

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Come l’agenzia di salute statunitense si è trasformata in un’arma politica di disinformazione scientifica

Su indicazione di Kennedy Jr. i CDC hanno contraddetto la conclusione scientifica che i vaccini non causano l’autismo La scorsa settimana sul sito dei Centers for Disease Control (CDC) – l’Agenzia di salute pubblica statunitense – è apparsa una pagina dove si legge che non esistono prove per sostenere che i vaccini non causano l’autismo. Secondo diversi esperti si tratta di un fatto che compromette la credibilità che un’agenzia sanitaria così importante – che si occupa della promozione della salute pubblica a livello nazionale e internazionale – dovrebbe mantenere al di là del governo federale di turno. Questo però non è successo. La pagina presente sul sito dei CDC non si basa su evidenze scientifiche. Il testo apparso rispecchia invece le convinzioni del segretario della Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy, Jr., un importante esponente antivaccinista che nel corso della sua attività politica ha più volto contribuito a diffondere la pericolosa e falsa teoria del

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La guerra di propaganda israeliana si è spostata sui social

Inchieste indipendenti hanno svelato il nuovo corso della propaganda di Tel Aviv, fatto di influencer a libro paga e reti social coordinate La mattina dello scorso 26 settembre Benjamin Netanyahu ha tenuto un contestato discorso all’assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York. Il premier israeliano ha utilizzato toni molto duri, respingendo le accuse rivolte a Israele di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza con la risposta militare all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, negando in toto la possibilità della creazione di una Stato palestinese accanto a quello israeliano – possibile soluzione del conflitto in Medio Oriente approvata con larga maggioranza dall’ONU – e attaccando i Paesi occidentali che hanno recentemente riconosciuto lo Stato della Palestina. Poco prima dell’intervento del premier israeliano, decine di rappresentanti di vari Paesi hanno lasciato l’aula per protesta. Il segnale di un clima internazionale fortemente critico nei confronti del governo israeliano. Trovi QUI l’articolo completo di Facta

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Come “il maranza” è diventato uno stereotipo razzista

I giovani di periferia sono diventati il centro del dibattito politico sulla sicurezza, ma il fenomeno è in gran parte mediatico All’ultimo esame per diventare giornalista professionista, tenutosi a Roma il 28 ottobre 2025, una delle tracce proposte chiedeva di scrivere un articolo sul «fenomeno preoccupante» delle «violenze indiscriminate dei maranza» durante le manifestazioni a sostegno della Palestina del 3 ottobre 2025. La traccia non mancava di associare questo «tipo di giovani» alla violenza e di sottolinearne la loro componente etnica: «figli di immigrati […] molto spesso di origine africana».  Nei giorni immediatamente seguenti la prova, 129 giornalisti hanno presentato un esposto all’Ordine dei giornalisti per sottolineare come la traccia del testo fosse da un lato discriminatoria e dall’altro contraria ai principi deontologici giornalistici. La traccia è stata ritenuta problematica perché, tra le altre cose, «rende l’origine etnica un fattore esplicativo del comportamento deviante, una logica che contrasta con la Carta di Roma (il protocollo deontologico dedicato

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Le promesse mantenute e tradite in tre anni di governo Meloni

Abbiamo verificato a che punto sono i cento impegni principali del programma del centrodestra, quando mancano due anni alle prossime elezioni A tre anni dal suo insediamento, l’attuazione del programma del governo Meloni resta in gran parte da completare. In diversi ambiti, però, il governo ha messo in campo provvedimenti che vanno nella direzione promessa, anche se spesso solo in modo parziale. In altri casi ha preso decisioni diverse da quelle annunciate o che hanno finito per rendere più difficile raggiungere gli obiettivi fissati nel programma. Abbiamo analizzato una per una le cento promesse principali contenute nel programma della coalizione di centrodestra, presentato in vista delle elezioni politiche del 25 settembre 2022. A oggi, 22 risultano mantenute, cioè tradotte in provvedimenti concreti e definitivi. Dieci non sono state mantenute, perché il governo ha fatto poco o nulla per rispettare gli impegni presi. Cinquantanove sono ancora in corso, con risultati parziali

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Il nuovo taglio dell’IRPEF è un “regalo ai più ricchi”?

Lo sostengono alcuni partiti all’opposizione, criticando la legge di Bilancio. Abbiamo verificato che cosa dicono i numeri  Il 6 novembre diversi esponenti dei partiti all’opposizione hanno criticato il governo Meloni e il nuovo taglio dell’IRPEF previsto dal disegno di legge di Bilancio per il 2026. «I dati ISTAT in audizione sulla legge di Bilancio confermano ciò che denunciamo da settimane: il taglio dell’IRPEF del governo Meloni è un regalo ai più ricchi», ha dichiarato il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli. La stessa dichiarazione è stata fatta, tra gli altri, dal capogruppo del Partito Democratico al Senato Francesco Boccia. Durante un’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha difeso la manovra, dicendo che l’obiettivo del governo è «tutelare i contribuenti con redditi medi».  Ma come stanno davvero le cose? La nuova legge di Bilancio e il taglio dell’IRPEF avvantaggiano davvero i più ricchi? Facciamo un

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I centri in Albania non costano più di un milione di euro a migrante, ma restano cari

Nonostante siano rimaste quasi vuote, le strutture hanno avuto comunque un costo inferiore a quello rilanciato dai partiti all’opposizione   Il 22 ottobre, durante le comunicazioni di Giorgia Meloni in Parlamento, alcuni parlamentari dell’opposizione hanno accusato la presidente del Consiglio di aver speso oltre un milione di euro per ogni migrante trattenuto finora nei centri costruiti dall’Italia in Albania. «È sotto gli occhi di tutti non solo il costo di un miliardo» dei centri, «ma a questo si aggiungono 130 milioni in un anno per ospitare 111 migranti, ossia più di un milione a ospite: neanche l’albergo a sette stelle a Dubai, signora presidente», ha detto la senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino. Il “milione di euro a migrante” è stato poi rilanciato anche da altri esponenti dell’opposizione, tra cui la deputata del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino, il deputato di Italia Viva Davide Faraone e quello del Partito Democratico Giuseppe Provenzano. Lo scorso maggio, anche

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Gli errori di Giorgia Meloni sulla scarcerazione di Almasri

Nel video dove ha annunciato di essere indagata, la presidente del Consiglio ha difeso le scelte del governo, ma ha detto diverse cose sbagliate e commesso imprecisioni sia nei fatti sia dal punto di vista giuridico Il 28 gennaio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un video sui social network in cui ha annunciato di essere indagata dalla Procura di Roma «per i reati di favoreggiamento e peculato» per il rilascio del carceriere libico Njeem Osama Almasri Habish, meglio conosciuto come Almasri. Nel video la presidente del Consiglio ha commesso una serie di errori sul caso del carceriere libico rilasciato in pochi giorni dall’Italia. Come vedremo, alcune di queste affermazioni, Meloni le aveva fatte pure lo scorso 25 gennaio, durante un punto stampa a Gedda, in Arabia Saudita, nel corso di una visita istituzionale nel Paese mediorientale.  Trovi QUI l’articolo completo di Pagella Politica

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Il volantino di Italia Viva contro Meloni è pieno di errori

Il partito di Renzi accusa il governo di essere responsabile di molti rincari, ma usa dati scorretti o fuori contesto Il 16 luglio, ospite a In Onda su LA7, il presidente di Italia Viva Matteo Renzi ha presentato un volantino che il suo partito ha iniziato a distribuire davanti ai supermercati, in occasione dei primi mille giorni del governo Meloni. Il volantino è intitolato “Giorgia, quanto ci costi!” e la sua grafica richiama quella utilizzata dai supermercati per pubblicizzare gli sconti sui prodotti. ​​«Promozioni? No, 1000 giorni di rincari! Niente sconti, solo aumenti. Il governo spreca, l’italiano paga», si legge sul volantino, che elenca diverse voci di spesa che – secondo Italia Viva – sarebbero aumentate a causa del governo Meloni. Dalle cifre esagerate sui centri in Albania, passando per i rincari della spesa e dei pedaggi, fino agli stipendi, all’IVA e alla pressione fiscale, il volantino mescola dati corretti ad altri scorretti o fuori contesto,

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Più impunità ai servizi segreti? Che cosa cambia con il decreto “Sicurezza”

Il governo vuole ampliare le eccezioni penali per gli agenti dell’intelligence – non fino al punto denunciato da Laura Boldrini – rivendicando ragioni operative Mercoledì 4 giugno il Senato ha convertito definitivamente in legge il decreto “Sicurezza”, voluto dal governo per accelerare l’adozione di gran parte del disegno di legge “Sicurezza”, il cui percorso in Parlamento procedeva lentamente da diverso tempo. Il decreto introduce nuovi reati e inasprisce le pene per reati già esistenti. Come il disegno di legge da cui ha preso il nome, anche il nuovo decreto “Sicurezza” è stato al centro di forti critiche da parte dei partiti di opposizione nelle ultime settimane. Tra gli articoli contestati c’è il numero 31, che secondo l’ex presidente della Camera Laura Boldrini «è di fatto la legalizzazione del terrorismo di Stato».  Trovi QUI l’articolo completo di Pagella Politica

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