Esclusiva

Maggio 11 2022
«La disinformazione è da sempre una componente della guerra». I troll russi attaccano la rete europea

Il caos delle notizie false sul conflitto russo-ucraino colpisce il web e i social network. Il commento del prof. Giuseppe Italiano

Una campagna online di “trolling” (pratica che prevede la pubblicazione di messaggi provocatori, offensivi e fuori tema sul web con l’intento di creare confusione scatenando litigi e discussioni) ha colpito i social media dei governi e leader europei, prendendodi mira gli account social di molti funzionari dell’Unione europea. Lo scopo di questa azione è minare le informazioni provenienti dai media occidentali relative alla guerra russo – ucraina. La fonte di questi “trolling” è la Russian Internet Agency Itd. con sede a San Pietroburgo. L’agenzia è finanziata e diretta da Yevgeny Prigozhin.

Chi è Yevgeny Prigozhin? È un uomo il cui nome compare spesso all’interno dei circoli di Putin. È stato, in giovane età, condannato per frode e rapina. È in seguito diventato un potente oligarca e stretto confidente del presidente. Dopo il carcere negli anni Novanta, decise di aprire un ristorante, diventando il ristoratore personale di Putin, occupandosi degli eventi ufficiali del Cremlino. Questo avvicinamento lo portò ad assicurarsi numerosi contratti governativi che non si limitavano solo alla ristorazione, ma riguardavano anche la fornitura di servizi per lo Stato e l’esercito. Aveva avviato campagne di disinformazione in passato per sostenere gli obbiettivi della Russia. Le sue imprese erano già state sanzionate a seguito della sua interferenza nelle elezioni presidenziali americane del 2016. Recentemente i suoi beni sono stati congelati ed è stato inserito nelle liste nere di vari Paesi. Prigozhin è un potente alleato di Putin che deve parte della sua ricchezza al sistema. Un privilegio che ripaga attraverso la guerra cibernetica e il dispiegamento di mercenari, permettendo al regime di perpetuarsi. Oltre a essere un fornitore di cibo e servizi per l’apparato statale russo, Prigozhin conduce operazioni segrete e informatiche per il Capo dello Stato. «Il ristoratore è secondo solo al Ministro della Difesa» ha detto di lui l’oppositore russo Alexei Navalny, nel 2016.

«Da sempre, le campagne di disinformazione sono state utilizzate nelle guerre, basti pensare al cavallo di Troia dell’Odissea o alla Seconda Guerra Mondiale. Durante i conflitti, i comandanti devono sempre prendere decisioni, soprattutto sui campi di battaglia. Tali scelte si basano principalmente sulle informazioni che si hanno a portata di mano. Pertanto, creare e diffondere disinformazione ha il potenziale per indurre i nemici a prendere decisioni sbagliate» racconta a IDMO il professore di computer science e intelligenza artificiale della Luiss Guido Carli di Roma, Giuseppe Italiano, commentando la disinformazione russa nei confronti dell’Ucraina.

Sono otto le piattaforme di social media, tra cui Telegram, Twitter, Facebook, TikTok e Youtube, dove sono state rilevate tracce di questa operazione di trolling. Su Telegram vi è un canale chiamato Cyberfront Z che utilizza tattiche simili a quelle di QAnon, gruppo politico di estrema destra, o al sistema di reclutamento dell’Isis. Alcuni hanno persino affermato che gli influencer su Tik Tok avrebbero ricevuto un compenso monetario per promuovere la guerra in Ucraina come legittima. La gran parte di questa operazione di “trolling” però è effettuata da bot programmati, macchine che diffondono automaticamente commenti filo-russi su video di tendenza e su chat room con un vasto pubblico. «Nella nostra era digitale, le piattaforme social possono diffondere informazioni e disinformazione a una velocità senza precedenti, l’intera questione sta salendo a un livello completamente nuovo»,afferma Italiano.

«Oggi la disinformazione può essere usata non solo per ingannare il nemico, ma può anche essere indirizzata ai civili e a altri Stati al fine di minare l’ordine sociale, aggravare le crisi, screditare le istituzioni nemiche o cercare di costruire un consenso su qualche questione», spiega il professore. Questa tempesta di propaganda e disinformazione filo-russa ha inondato lo spazio mediatico del mondo politico europeo. La Russia stessa ha molta familiarità con questa strategia, le sue capacità di guerra informatica non ha eguali. Il Paese è noto per interferire nelle elezioni e hackerare database per diffondere il caos. La Russia con la guerra digitale è riuscita a penetrare nell’ambiente online europeo, cercando di seminare disordine nel suo flusso di informazione. «La disinformazione prodotta durante un conflitto può differire un po’ nel contenuto. Durante la pandemia da COVID-19, ad esempio, abbiamo assistito a fake news sul virus, sui vaccini e su altre teorie della cospirazione con effetti piuttosto simili» conclude Italiano, riferendosi alla pandemia, attraversata da enormi disagi causati dalla disinformazione. 

Articolo di Caterina Di Terlizzi, studentessa del Master in Giornalismo e Comunicazione Multimediale dell’Università Luiss Guido Carli.