A cura di Michele Calamaio e Giulia Pozzi
Cosa è accaduto. Nei giorni precedenti il referendum sulla riforma della giustizia del 22-23 marzo 2026, sui social network sono circolate numerose citazioni false attribuite a personaggi pubblici, soprattutto italiani. Molte di queste false dichiarazioni sono nate come meme satirici, poi condivisi come se fossero endorsement reali a favore di una parte o dell’altra. In altri casi, gli utenti hanno diffuso frasi estrapolate dal loro contesto originario o dichiarazioni completamente inventate.
NewsGuard ha individuato nove affermazioni di questo tipo, che complessivamente hanno superato le 400.000 visualizzazioni su X e i 50.000 “like” su Facebook. Alcune di queste sono anche circolate in gruppi Facebook politicizzati, tra cui gruppi pro-Movimento 5 Stelle e a sostegno del suo leader, Giuseppe Conte. Come noto, Conte e il Movimento 5 Stelle hanno fatto campagna per il “No”. Altri esempi sono stati invece condivisi da utenti favorevoli al “Sì”.
Il contesto. Gli italiani hanno votato il 22 e 23 marzo 2026 in un referendum costituzionale sulla riforma della giustizia promossa dal governo, che proponeva alcune modifiche al sistema giudiziario: tra queste, la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, la ristrutturazione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) in due CSM separati e la creazione dell’Alta Corte, un nuovo organo disciplinare per i magistrati.
Il voto è diventato un tema centrale del dibattito politico e un vero e proprio test sul sostegno dell’opinione pubblica al governo di Giorgia Meloni. I sostenitori della riforma, tra cui i partiti della maggioranza di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia), hanno sostenuto che i cambiamenti avrebbero aumentato la trasparenza del sistema giudiziario e ridotto il peso delle correnti interne alla magistratura. I critici, tra cui alcuni partiti d’opposizione (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra) hanno invece avvertito che la riforma avrebbe potuto minare l’indipendenza dei giudici e favorire l’influenza politica sul sistema giudiziario.
Nel momento in cui scriviamo questo report, lo spoglio delle schede è ancora in corso. Stando ai dati parziali, il “No” risulterebbe in vantaggio e le proiezioni di YouTrend per Sky TG24 lo darebbero vincitore.

Un account X pro-“No” ha falsamente attribuito al cantante Sal Da Vinci una dichiarazione a favore del “No”. (Screenshot di NewsGuard)
“Per sempre Sì” diventa per sempre “No”. Ad esempio, alcuni utenti a favore del “No” hanno sostenuto che il cantante Sal Da Vinci, vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo con la sua canzone d’amore “Per sempre sì”, si fosse pubblicamente schierato per il “No” alla riforma. I post sui social network condivisi includevano un’immagine del cantante accompagnata dalla presunta dichiarazione: “La mia canzone si intitola ‘Per sempre Sì’, ma al referendum costituzionale voterò NO alla riforma Nordio”.
- Un post del 27 febbraio 2026 dell’utente X @frenkevita commentava così l’immagine: “Bravo Sal, il sì lasciamolo solo agli sposi e alle spose”. Il post ha ricevuto più di 39.900 visualizzazioni, 1.600 like e 220 condivisioni al 23 marzo 2026.
In realtà: Sal Da Vinci non ha preso posizione nel dibattito referendario. A marzo 2026 ha smentito pubblicamente i presunti collegamenti tra la sua canzone e il referendum, definendo i post “fake news”.
L’immagine con la citazione falsa era stata inizialmente pubblicata come contenuto satirico dalla pagina Facebook Socialisti Gaudenti.

Un account X a favore del “Sì” sostiene falsamente che il regista e attore Roberto Benigni abbia appoggiato il “Sì” al referendum sulla riforma della giustizia. (Screenshot di NewsGuard)
Benigni sostiene il “Sì”? Alcuni utenti pro-“Sì” hanno condiviso una foto dell’attore, regista e comico Roberto Benigni, noto a livello internazionale per il film “La vita è bella”, con la presunta citazione: “Nel caso dovesse passare il NO al referendum costituzionale, sarebbe peggio della Brexit: è indispensabile che vinca il SI”.
- Il 17 marzo 2026, l’utente X @Cris_CHML, che nella sua biografia si definisce “liberale”, ha condiviso l’immagine e commentato: “Allora a sinistra c’è ancora chi ha mantenuto lucidità. Benigni vota SÌ”. Il post ha ricevuto 84.700 visualizzazioni, 680 like e 160 condivisioni al 23 marzo 2026.
In realtà: la citazione risale al 2016 e riguarda il precedente referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi, non quello del 2026. Non risultano dichiarazioni di Benigni sul voto del 2026.
Cucchi e Boldrini pronte a lasciare l’Italia? Alcuni utenti pro-“Sì” hanno attribuito dichiarazioni false alla senatrice Ilaria Cucchi (Alleanza Verdi e Sinistra) e alla deputata ed ex presidente della Camera Laura Boldrini (Partito Democratico), sostenendo che avrebbero minacciato di lasciare l’Italia in caso di vittoria del“Sì”. L’obiettivo dei post sembrava essere quello di motivare ulteriormente gli utenti di destra a votare “Sì”.
- Un post su X del 9 marzo 2026 dell’utente di destra @Adm3456rrr mostrava una foto di Cucchi con la sua presunta citazione: “Se vince il ‘Sì’, lascio l’Italia”. L’utente ha così commentato l’immagine: “Un motivo in più per aiutarla…”, ricevendo 61.600 visualizzazioni, 4.800 like e 800 condivisioni al 23 marzo 2026.
- Un post su X del 18 marzo 2026 dell’utente di destra @CionciAndrea mostrava invece un’immagine di Boldrini associata alla stessa presunta dichiarazione: “Se vince il ‘Sì’, lascio l’Italia”. L’utente ha commentato: “Penso possa bastarvi”, ricevendo un totale di 26.500 visualizzazioni, 1.200 like e 270 condivisioni al 23 marzo 2026.
In realtà: anche se i partiti di Cucchi e Boldrini hanno fatto campagna per il “No”, non ci sono prove che le due politiche abbiano mai minacciato di lasciare il Paese in caso di vittoria del “Sì”.
Perché è importante questo trend? Il dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia è stato caratterizzato da una forte polarizzazione, in un contesto di diffusa sfiducia dell’opinione pubblica verso i rappresentanti politici di ogni schieramento. In questo scenario, il ricorso (spesso improprio) a celebrità e ad altre figure pubbliche non politiche potrebbe essere stato visto come un mezzo per mobilitare un pubblico disilluso dalla politica tradizionale.
Supervisionato da Eric Effron e Virginia Padovese


