La “famiglia nel bosco” è diventata la nuova ossessione dei complottisti

Una vicenda che meriterebbe riservatezza e cautela, visto il coinvolgimento di minori, è invece entrata nel dibattito pubblico tra disinformazione e propaganda politica

Fino a che punto i genitori possono scegliere come crescere i propri figli e le proprie figlie? È una domanda che da giorni è al centro del dibattito pubblico italiano, scatenata da un caso di cronaca, “la famiglia nel bosco”, che ha mosso media e politica, soprattutto la destra. 

Il 20 novembre 2025 è stato eseguito un provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dei tre figli da una famiglia anglo-australiana residente a Palmoli, in provincia di Chieti, rinominata dai media “la famiglia nel bosco”. La decisione dei giudici è stata motivata dalle condizioni in cui i genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham hanno scelto di vivere: un’abitazione isolata in campagna, priva di servizi essenziali, senza un impiego e senza iscrivere i figli a scuola, sostenendosi principalmente con ciò che coltivano, attingendo l’acqua da un pozzo e producendo energia attraverso alcuni pannelli solari.

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