Doppelgänger, l’Italia nei piani del Cremlino

Dovevano girare uno sketch sui danni delle sanzioni alla Russia, convinti di lavorare per un partito politico italiano. Il committente, però, era a Mosca. E uno dei suoi dipendenti si raccomandava con i colleghi: l’importante è che non capiscano chi c’è dietro.

L’episodio riguarda alcuni blogger italiani e compare nei documenti interni della Social Design Agency (SDA), la società di consulenza politica che gestisce per il Cremlino la campagna di disinformazione nota in Occidente come Doppelgänger. The Insider, testata investigativa indipendente in lingua russa, ha ottenuto la corrispondenza hackerata tra l’agenzia e l’Amministrazione presidenziale russa e il 21 ottobre ne ha pubblicato la prima parte. I documenti non dicono chi fossero i blogger, né se lo sketch sia stato realizzato.

Il progetto nasce nel 2022 su iniziativa di Sergej Kirienko, primo vicecapo dell’Amministrazione presidenziale. L’esecuzione è affidata a Ilya Gambashidze, consulente politico già sanzionato da Stati Uniti e Unione europea. Al Cremlino lo seguono due funzionari: Aleksandr Kharichev per la disinformazione sull’Ucraina, Sofia Zakharova per quella rivolta ai Paesi occidentali.

La squadra europea mette insieme ex diplomatici, laureati dell’MGIMO, l’università della diplomazia russa, e propagandisti arrivati da Readovka. Il compito è produrre notizie false in più lingue e farle passare per articoli di media occidentali, spesso su siti che copiano la grafica di testate vere. Dopo la morte di Prigozhin, nell’agosto 2023, il progetto diventa la principale macchina russa di disinformazione online all’estero.

Gambashidze si fa riprendere con una toppa sulla giacca: «Truppe ideologiche russe». In un rapporto al Cremlino scrive che il progetto è ormai l’unico modo per influenzare l’opinione pubblica dei Paesi bersaglio senza essere riconosciuti come propaganda russa. Secondo i documenti, a fine giugno 2022 l’operazione era già attiva in almeno tre Paesi: Germania, Italia e Regno Unito. Post sui social rimandavano a siti clone di testate note, promossi con centinaia di dollari al giorno. Sotto i post dei giornali veri comparivano commenti che portavano agli stessi siti.

Per l’Italia il team aveva in mente una notizia inventata: le ville sequestrate ai russi sarebbero state assegnate ai profughi ucraini, con i costi a carico dei bilanci locali. Un’altra idea era un video in cui presunti ucraini sostengono di essere gli unici rifugiati che meritano l’aiuto di tedeschi e italiani.

Il caso dei blogger aggiunge qualcosa in più: intermediari italiani ignari, coperti da una falsa committenza politica interna. Nei documenti pubblicati finora la Germania è il bersaglio principale della prima fase e la Francia quello con più operazioni descritte. L’Italia compare meno, ma compare dall’inizio.

All’interno dell’agenzia video, foto e screenshot falsi si chiamano «realtà aumentata». Un manuale scritto all’avvio della campagna elenca le tecniche: elementi aggiunti in un’inquadratura per cambiarne il senso, volti sostituiti con i deepfake, filmati ridoppiati secondo un copione. Le scene si possono girare in Russia con attori e scenografie che imitano ambienti tedeschi, italiani o inglesi, oppure direttamente nei Paesi bersaglio. Nel 2022 nasce anche l’idea di quella che diventerà la rete Matryoshka: brevi video con il marchio di testate vere, come Die Zeit, che annunciano scoop mai pubblicati.

Per i commenti esistono modelli pronti. Una stessa notizia falsa, corone di fiori davanti al consolato svedese in Turchia, viene commentata da un finto francese medio, da un musulmano francese, da un tedesco di sinistra e da un tedesco di origine turca, ognuno con il suo tono. Nel 2024 si aggiungono le istruzioni per l’intelligenza artificiale: commenti di 400 caratteri con la voce di un francese o di una polacca di 38 anni, arrabbiati per i prezzi o i migranti.

Il bersaglio preferito sono i rifugiati. In Germania la squadra diffondeva storie di asili presi d’assalto da bambini ucraini e di studenti tedeschi rimasti senza posto negli studentati. Gli operatori si fingevano anche ucraini per scrivere commenti offensivi sotto quegli articoli. In diversi Paesi proponevano poi comunità online «per chi si lamenta», in cui inserire più avanti i temi politici: i prezzi, gli scontri con i profughi.

Nei rapporti al Cremlino l’agenzia raccoglie i casi riusciti. Il più noto è lo yacht di Zelensky: una storia inventata, uscita su Komsomolskaya Pravda e su un sito di fake news gestito da un ex marine americano che vive in Russia. Due settimane dopo la citavano i senatori repubblicani JD Vance e Thom Tillis.

Nella stessa cartella ci sono le Stelle di David dipinte sui palazzi di Parigi nel 2023, il panico per le cimici nella capitale francese e le voci sugli acquisti di lusso di Olena Zelenska, riprese da figure come Candace Owens. Nel 2023 i siti legati alla rete accusarono falsamente l’allora ministro della Difesa ucraino Oleksij Reznikov di aver comprato proprietà a Cannes, Dubai e Madrid. Per le Olimpiadi di Parigi l’ordine era chiaro: materiali per screditarle, tra cui un video falso con minacce di nazionalisti turchi contro i visitatori e una città raccontata come sommersa dai rifiuti. Durante le proteste dopo il voto francese del 2024, i canali filorussi diffusero il video di un incendio a Bobigny attribuito a militanti di sinistra. L’incendio era avvenuto prima delle manifestazioni.

La responsabile del targeting, Margarita Klimanova, indirizzava i contenuti soprattutto verso migranti e giovani. Si vantava che i siti della rete fossero arrivati al terzo posto su Google News e annotava che criticare gli Stati Uniti funziona molto bene. Ma nell’ottobre 2023 si lamentava anche che le finte interviste di strada non superavano la moderazione delle piattaforme, perché si riconoscevano già dalle parole. Alle riunioni partecipava anche il fondatore di Readovka, Aleksej Kostylev, che proponeva video per screditare Zelensky da diffondere negli ambienti neonazisti.

Secondo The Insider, finora la squadra ha collezionato più fallimenti che successi. La testata annuncia una seconda parte dell’inchiesta sulle operazioni fuori dalla rete: campi di addestramento nei Balcani e reclute preparate per provocazioni e sabotaggi in Europa occidentale. Se l’Italia sia coinvolta anche in questo, per ora i documenti pubblicati non lo dicono. Bisognerà aspettare la seconda parte.

A cura di Federica Urzo

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