Che siano di destra o di sinistra, le donne con ruoli politici subiscono insulti e falistà online.
È il quadro che emerge dallo studio dell’Italian Digital Media Observatory presentato da Domenico Cangemi (Luiss Data Lab) nel ciclo di EDMO sulla disinformazione a tema identità di genere.
Sono stati analizzati gli account social di 38 donne della politica italiana: in particolare, i primi 100 commenti sotto ogni post del 2025, in tutto circa 775mila. Un filtro per parole chiave ne ha isolati circa 35mila, poi classificati da un modello linguistico in «sessisti» e «umilianti». I secondi sono circa quattro volte più numerosi e prendono di mira tutte le politiche, a prescindere della loro appartenenza politica. Gli insulti sessisti, invece, sono più o meno frequenti a seconda del partito di appartenenza, con le politiche di Forza Italia che sono risultate le più bersagliate in questo senso.
Il bavaglio
I commenti sessisti sono brevi e diretti: riguardano l’aspetto fisico, sono sessualmente espliciti oppure chiamano le donne con nomi di animali («capra», «oca», «gallina» e «cagna» sono i più frequenti). Quelli umilianti attaccano la figura pubblica, con accuse di corruzione o incompetenza. «Inutile» è la parola che figura tra le 10 più usate nei confronti di tutte le politiche oggetto dell’analisi, con una frequenza media del 15%.
L’ordine di tacere («zitta», «taci», «muta») ricorre in media nel 7% dei commenti. Il record è di Beatrice Lorenzin, con il 21,4%: più di un commento ostile su cinque, anche sulla spinta della rabbia no-vax. In valori assoluti guidano Chiara Appendino (380) ed Elly Schlein (302). A Maria Elena Boschi viene chiesto di «tornare a fare la bella bambola silenziosa».
Animali, aspetto fisico e disumanizzazione
Contro Daniela Santanchè compaiono 210 «brutta», 85 «lurida» e 131 «schifosa», uniti alle accuse di corruzione: «ladra» ricorre 373 volte, con 38 copie quasi identiche di una stessa frase, indizio di una possibile campagna coordinata di bot.
«Capra» compare 335 volte rivolto a 29 politiche, «cagna» 73 su 17 (soprattutto Montaruli e Meloni). Schlein detiene il record: 47 «capra», 13 «oca», oltre al secondo conteggio di inviti al silenzio.
Per Appendino, la parola chiave dominante è «condannata» (compare 186 volte), in riferimento alla condanna per omicidio colposo subita dall’ex sindaca di Torino per la tragedia di piazza San Carlo, nel 2017. A ogni sua presa di posizione, tra i commenti spunta un «sei condannata, non puoi parlare». Lo studio fa notare che una condanna, o anche solo un’accusa, viene usata come giustificazione per ogni tipo di insulto da parte degli utenti dei social esaminati.
Meloni subisce un uso sistematico della maternità come accusa di incoerenza: «come fai a essere madre e dire questo?» ricorre 191 volte, spesso a partire da fatti riguardanti i bombardamenti su Gaza. Quando il leader CGIL Maurizio Landini usa «cortigiana» contro di lei, il termine diventa un meme menzionato 38 volte anche per altre rappresentanti: «cortigiana di Hamas» per Boldrini, «condannata e pure cortigiana» per Appendino, «cortigiana di Villa Arcore» per Ronzulli.
Principali narrazioni false
- «Meloni si droga»: 27 commenti legati alla disinformazione geopolitica che rappresenta gli ucraini come cocainomani.
- «Ronzulli massaggiatrice di Berlusconi»: 60 commenti su almeno sei profili, poi estesi a Bernini, Casellati, Boldrini e Meloni.
- «Boschi escort o showgirl»: 28 commenti.
- disinformazione legata ai vaccini: 102 commenti contro 17 politiche; Lorenzin (44) per la legge sull’obbligo vaccinale del 2017, Meloni (13) perché non l’ha abrogata, Ronzulli (10) dopo un tweet pro-vaccino di dicembre 2025. Le tesi si fondono con il complotto Soros/Gates.
- Immigrazione: 133 commenti sul tema dei migranti «criminali» colpiscono politiche di fronti opposti; altri 66 evocano «sostituzione etnica» e «invasione islamica» con numeri gonfiati.
- complotti su Soros: 22 commenti su 11 politiche, bollate come «comprate».
Il passato poi è un’arma contro le politiche: si sfruttano sia le misure proposte in altri momenti storici che le affiliazioni politiche precedenti per continuare a dipingere le donne in politica come succubi di altre figure maschili: Lorenzin e i vaccini, Boschi e Renzi, Ronzulli e Berlusconi.


