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Esclusiva

Ottobre 14 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 15 2023
La propaganda russa sull’attacco al ponte di Crimea

Dopo l’esplosione e il crollo del ponte, i putiniani accusano Zelensky di terrorismo. Poi incolpano Nato, Stati Uniti e Inghilterra. Ma finiscono per contraddirsi a vicenda

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Sabato 8 ottobre, un tratto del ponte di Kerch è crollato dopo un’esplosione. L’attacco ha una forte valenza militare e simbolica, perché riguarda l’infrastruttura che collega Russia e Crimea. Sui canali social putiniani la reazione è stata immediata. Le accuse rivolte dal Cremlino al governo di Kiev, tacciato di terrorismo, sono state riprese e rielaborate in narrazioni differenti. Che partono però dallo stesso presupposto: la Crimea è territorio della Federazione russa.

Su Twitter è tornato in auge l’hashtag #ZelenskyWarCriminal. «Quello che è accaduto in #Crimea potrebbe succedere presto in ogni città europea», ha scritto un utente accreditato tra i “mattonisti”, un gruppo coordinato di centinaia di account che diffondono disinformazione sulla guerra. L’obiettivo è minare l’appoggio dell’opinione pubblica all’Ucraina, rappresentata come uno Stato terrorista.

Tuttavia i sostenitori filorussi non hanno elaborato una versione coerente. Per alcuni, il sabotaggio del ponte è interamente opera di Kiev. L’attacco sarebbe avvenuto a insaputa degli Stati Uniti, che, si legge su Twitter, «hanno perso il controllo del pupazzo [Zelensky] e lo stanno scaricando». Dunque, l’Ucraina sarebbe prossima all’isolamento internazionale, abbandonata anche dagli alleati della Nato. Per comprendere questa narrazione bisogna fare un passo indietro. Qualche settimana dopo l’attentato a Daria Dugina, nazionalista russa figlia dell’ideologo di Putin, Alexander Dugin, il New York Times aveva attribuito l’omicidio ai servizi segreti ucraini. Secondo fonti dell’intelligence americana, l’operazione era avvenuta senza informare gli Stati Uniti. Gli stessi ufficiali dell’intelligence hanno dichiarato che si sarebbero opposti, se fossero stati consultati. Intanto, Kiev continuava a negare di essere coinvolta nell’attentato.

La propaganda russa sull'attacco al ponte di Crimea
L’articolo, firmato da Julian E. Barnes, Adam Goldman, Adam Entous and Michael Schwirtz, risale al 5 ottobre (Nyt).

Questa presa di distanze era stata accolta con soddisfazione dai filorussi. Per la prima volta dal 24 febbraio, Usa e Ucraina sembrano non essere d’accordo. Circostanza favorevole a Mosca. Perciò, dopo l’esplosione in Crimea, alcuni disinfluencer hanno elaborato uno storytelling identico alla vicenda di Dugina. 

Primo passo: trovare un articolo del Nyt che “incolpa” l’Ucraina. In effetti, l’articolo esiste. «A senior Ukrainian official corroborated Russian reports that Ukraine was behind the attack», scrivono i giornalisti Michael Schwirtz and Andrew E. Kramer. I putiniani esultano sui social: «Il NYT ha confermato che sono stati i servizi ucraini a colpire il ponte». Ma nessuno riporta il link. Il motivo? Nel reportage si parla di un esercito russo in scompiglio, incapace di difendere il ponte e, adesso, in difficoltà per il rifornimento del fronte meridionale. Una versione incompatibile con i tentativi del Cremlino di minimizzare i danni. 

Trovata una fonte autorevole, i disinfluencer diffondono la loro teoria: l’omicidio di Dugina prima, l’attacco in Crimea dopo, provano che l’Ucraina è fuori controllo. Gli Stati Uniti sono stufi di Zelensky e lo stanno abbandonando. Stesso discorso per l’opinione pubblica europea. Per dimostrare questo “strappo”, vengono citati giornalisti filoucraini come Enrico Mentana e Milena Gabanelli. Anche loro starebbero cambiando idea. Un post di Mentana dai toni sarcastici («Cosa vuole ancora questo Zelensky?»), viene intenzionalmente frainteso dai detrattori di Kiev.

La propaganda russa sull'attacco al ponte di Crimea
Il tweet ironico di Mentana preso alla lettera dai detrattori di Zelensky.

Il racconto è completo, così come la metamorfosi di Zelensky: da burattino degli Stati Uniti, a famigerato terrorista. I disinfluencer possono compiacersi, la loro storia è credibile. Non hanno però fatto i conti con i “colleghi” filorussi, che sostengono una versione differente. 

Perché la Nato dovrebbe scaricare uno Stato dinamitardo, se è essa stessa «il centro di coordinamento del terrorismo internazionale»? Dietro l’attacco in Crimea, lo zampino atlantista. Questa narrazione parallela, diffusa su Telegram poche ore dopo l’esplosione, è in linea con la propaganda dei mesi passati. Il ponte sarebbe l’ultima di una serie di provocazioni contro la Russia, spinta dall’Occidente verso la terza guerra mondiale. Non a caso, i sostenitori di questa versione ricordano le falle nei gasdotti Nord Stream 1 e 2, per cui il Cremlino incolpa la Nato. L’attentato a Dugina passa in secondo piano.

La propaganda russa sull'attacco al ponte di Crimea
Su Telegram, un influencer accusa la Nato di terrorismo.

Se non bastasse, su Telegram è circolata una terza ipotesi. Anch’essa mette in correlazione i fatti in Crimea con un altro evento, stavolta non precedente, ma simultaneo all’esplosione. Proprio la mattina dell’8 ottobre, in Germania c’è stato un sabotaggio alle linee ferroviarie. Migliaia di treni sono rimasti fermi per quasi tre ore, in tutto il Nord del Paese. 

La notizia non è sfuggita a una nota influencer filorussa, che sul suo canale ha accusato Stati Uniti e Inghilterra. Il colpo al ponte di Kerch e quello alle ferrovie tedesche sono accaduti nelle stesse ore e, secondo la donna, non è una coincidenza. «Chi dice che questa è una guerra degli anglosassoni contro il triangolo continentale “Mosca-Berlino-Parigi” forse non ha tutti i torti», conclude. Chi lo dica oltre a lei, non è dato saperlo. Ma in poche ore il post diventa virale, con oltre 70 mila visualizzazioni. La tesi più complottista, si rivela quella di maggiore successo. 

Articolo di Michelangelo Gennaro, Assistant Researcher Luiss Data Lab.