Esclusiva

Aprile 27 2022
Twitter, la Ue dice basta alla disinformazione. Con Musk sarà sfida aperta

La nuova direttiva impone ai colossi web algoritmi trasparenti e moderazione

Nelle concitate ore in cui Elon Musk, imprenditore di auto elettriche Tesla e conquista dello spazio SpaceX, conquistava Twitter, piattaforma digitale di giornalismo e informazione, l’Unione Europea approvava il Digital Services Act, Dsa, rivoluzionario set di regole per moderare contenuti e tecniche di gestione del mondo web, Meta-Facebook, Google, Apple fino ai miniblog tweet. Le due notizie, parallele, annunciano una sfida Usa-Europa dagli esiti incerti, ma che rifonderà i media, mainstream e innovativi.

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Musk, con un cartellino del prezzo che il Wall Street Journal stima in 41 miliardi di euro, rileva Twitter, fondata nel 2006 da un gruppo di smanettoni guidati da Jack Dorsey e, in un Ted Talk annuncia il suo programma: “Assoluta libertà di parola“, niente blocchi come quello comminato, per diffusione di notizie false, all’ex presidente Usa Trump o ai comici di Babylon Bee, solo un “Forum autonomo di dibattito”, incluso un “Tasto correzione”, che permetterà agli utenti, leader di fama o studenti, di eliminare tweet sbagliati o non più sostenibili, mentre finora la memoria collettiva li ripropone implacabile, e infine “Trasparenza degli algoritmi”, per lasciarli esaminare presso il laboratorio “open” GitHub.

Elon Musk promette di “obbedire ai regolamenti nazionali dei vari Paesi” in cui Twitter opera, consapevole di dover gestire il network, che vuole da gratuito rendere in parte in abbonamento, sotto l’inedita giurisdizione europea del Digital Services Act. Confermando il primato globale nel diritto online, l’Unione Europea aveva varato, già in marzo, il Digital Markets Act, per regolare i monopoli digitali americani dell’infosfera, dall’antitrust alle app che rischiano di strozzare l’innovazione start up, con shopping online e pubblicità fagocitate dai giganti, costringendo in apnea i media di qualità.

Studiato dai commissari Thierry Breton e Paolo Gentiloni e dalla vicepresidente Margrethe Vestager, il nuovo Dsa impone alle piattaforme di non indirizzare contenuti ai cittadini, discriminandoli per idee politiche, età, fedi religiose, identità sessuali, di non commercializzare format per l’infanzia con pubblicità online dirette, e di moderare finalmente la disinformazione, rampante in pandemia e guerra in Ucraina, ai danni delle democrazie, come mostra un sondaggio Ipsos-Italian Digital Media Observatory corroborato nel nuovo saggio di Antonio Nicita “Il mercato delle verità” (Il Mulino). Vietate inoltre le manipolazioni occulte di algoritmi, per convogliare le ricerche verso contenuti, scelti ad hoc dalle piattaforme per lucro.

I mercati si aspettano che le regole Ue siano adottate da altri Paesi, Usa e Canada inclusi, malgrado il formidabile lavoro di lobby opposto dai brand. Né basterà il solito contrattino di “consenso”, redatto in legalese kafkiano: “Come informazioni e dati privati verranno condivisi dovrà essere chiaro anche a un bambino”, spiega a Repubblica un dirigente Ue “e le piattaforme dovranno assumere staff nazionali, capaci di moderare la disinformazione nei vari linguaggi”, mentre ora algoritmi rozzi censurano post legittimi, lasciando campo a troll e bot, reclutati da grandi potenze e network politici. Ostinarsi in sessismo, razzismo, disinformazione, nascondendo algoritmi e reti pubblicitarie, comporterà sanzioni fino al 6% del fatturato o, in caso di recidiva, la sospensione del brand. “L’industria digitale ha i suoi Comandamenti” ammette sorpreso il Financial Times.

I critici del Dsa osservano, non senza ragioni, che l’Europa non può accontentarsi di regolare piattaforme e Intelligenza Artificiale, lasciando a Stati Uniti e Cina le tecnologie del futuro. Vero, e Bruxelles deve varare subito investimenti in ricerca, laboratori, industrie, media, difesa e cybersecurity, in concorrenza con Washington e Pechino. Ma chiudere l’epoca in cui, celandosi dietro “la libertà del web”, poteri forti inquinano informazione e dialogo era necessario. Elon Musk, giocando con intuito su Twitter, si pone da prima controparte, forse sognando una sua corsa alla Casa Bianca, ma dal duro confronto è possibile nasca un universo digitale più ricco e libero.

Articolo di Gianni Riotta, editorialista de La Repubblica, coordinatore di IDMO e direttore del Master in Giornalismo e Comunicazione Multimediale Luiss.