Esclusiva

Aprile 15 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Maggio 3 2022
L’attacco spam alla Polonia per nascondere Bucha

Nel giorno della scoperta del massacro di Bucha minacce a politici e spam ai media polacchi per distogliere l’attenzione dalle immagini della guerra

Tra il 4 e 5 aprile, quando i media internazionali diffondevano le foto degli orrori di Bucha, una massiccia campagna di disinformazione russa tentava di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica distorcendo la percezione degli eventi. Secondo quanto riporta il sito EUvsDisinfo, che monitora l’impatto dei contenuti fake nell’infosfera europea, in Polonia si è trattato di attacchi spam mirati, diversificati in mezzi e target. 

Minacce di morte a centinaia di figure pubbliche e decision makers. Politici, giornalisti ed esperti hanno ricevuto mail da parte di un sedicente «patriota polacco» che minacciava di ucciderli in maniera violenta per il loro supporto all’Ucraina «banderita», dal nome di un personaggio controverso della storia ucraina. È Stepan Bandera, nazionalista di estrema destra che ha collaborato col regime nazista durante la Seconda guerra mondiale per affermare l’indipendenza del Paese ed emanciparlo dal controllo sovietico. Morto assassinato nel 1959, è tutt’ora una figura divisiva per il popolo ucraino. Nella propaganda del Cremlino, la sua storia viene utilizzata per correlare il nazismo all’indipendentismo ucraino.

In contemporanea, il 5 aprile un massiccio attacco spam ha colpito almeno una delle più grandi agenzie stampa della Polonia. Mail da comuni cittadini russi denunciavano presunti crimini di guerra compiuti dai nazisti ucraini ai danni dei soldati russi. Una raffica di messaggi inviati ogni quindici minuti sia in polacco che in inglese.

Sul Twitter polacco, invece, è diventato popolare un trend probabilmente avviato e implementato dal lavoro di decine di troll russi. L’argomento era il massacro di Volyn, in Ucraina: tra il 1943 e il 1944 decine di migliaia di cittadini polacchi vennero assassinati o espulsi dalle regioni di Volyn e Galicia dalle forze militari ucraine. Una strage dai confini oscuri che rappresenta uno dei punti più critici dei rapporti tra i due Paesi e che viene rappresentata in maniera diversa dalle due storiografie.

Dietro al fenomeno, estremisti autoctoni supportati dall’apparato di disinformatori russi. La maggior parte dei tweet sono stati pubblicati da utenti polacchi con opinioni radicate nella destra anti-Ucraina. Un apporto, comunque, non sufficiente a mandare il topic in tendenza. Per quello è stato decisivo l’intervento di un «comportamento non autentico e coordinato»: l’uso di bot e dell’intelligenza artificiale è divenuto una pratica standard nell’apparato di disinformazione del Cremlino. Il trend riguardante un tragico evento di quasi ottanta anni fa è nato dal nulla e poi scomparso dopo il 5 aprile.

Tutti i temi di questi attacchi coordinati all’informazione polacca sono ricorrenti nella narrazione russa della guerra, avviata ben prima dell’invasione militare. La forzata comparazione tra crimini nazisti della Seconda guerra mondiale e il governo ucraino svela il tentativo di distogliere l’attenzione dai fatti di Bucha, con l’obiettivo di giustificare le azioni russe presentandole come una giusta vendetta e scoraggiare l’importante apporto della Polonia nella gestione della crisi umanitaria.

Articolo di Enzo Panizio, studente del Master in Giornalismo e Comunicazione Multimediale dell’Università Luiss Guido Carli.