Esclusiva

Gennaio 4 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 2 2022
Libertà di stampa, dove va il mondo

«Chi vuol strappare il cuore a una democrazia, attacca i fatti. Questo fanno i nuovi autoritarismi nel mondo in cui viviamo»: il giudizio di Maria Ressa, giornalista filippino-americana Premio Nobel per la Pace 2020, è perfetto preambolo al Rapporto Internazionale sulla Libertà di Stampa, World Press Freedom Index, reso pubblico, a ridosso di Capodanno, da Reporter Senza Frontiere.

Rsf, organizzazione di difesa dei media e del diritto all’informazione con base a Parigi, diffonde dal 2002, un questionario a giornalisti, avvocati, docenti, ricercatori di 180 Paesi, per raccogliere dati sull’accesso alla comunicazione indipendente, la repressione dei governi, le censure, i ricatti di lobby criminali, politiche o economiche, stilando infine una «classifica», dalle nazioni considerate, da chi risponde, più libere, a quelle relegate indietro.

La prima, sconfortante, notizia viene da Hong Kong dove la Cina arresta giornalisti, chiude testate, intimidisce colleghi, reporter, attivisti. Hong Kong, a lungo animata da vivaci dibattiti, precipita dal diciottesimo posto in classifica a un tragico ottantesimo, sulla falsariga di Pechino, relegata al numero 177 su 180, davanti solo Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea.

Libertà di stampa, Italia al 41° posto nella classifica di Rsf

L’Italia, numero 41, è in giallo, sui cinque colori scelti come tavolozza di libertà, Bianco= Buona, Giallo=Abbastanza Buona, Arancione=Problematica, Rosso=Cattiva, Nero= Pessima. A non portare il nostro Paese in posizione migliore, ma «abbastanza buona», che descrive in modo adeguato la situazione attuale, tra persistenti conflitti di interesse, lobby politiche, media populisti legati a gruppi di pressione, sono i movimenti No Vax e No Greenpass, con le violenze di piazza contro i reporter e le calunnie e la disinformazione online sul Covid-19. Scrive il rapporto Rsf, con schiettezza ignorata da tanti in Italia, «in generale i media italiani hanno lavorato in libertà durante la pandemia… ma il problema maggiore per i giornalisti sono i negazionisti del coronavirus – schiera che raccoglie guerriglieri urbani, attivisti «no mascherine», neofascisti, teppisti, «anarchici» e infiltrati dalla criminalità comune – che di norma minacciano e attaccano fisicamente i reporter».

Libertà di stampa, la minaccia di mafia e No Vax

A peggiorare la situazione in classifica per l’Italia non è dunque la censura – come si ostinano a dire online i leader intellettuali No Vax No Greenpass – ma la loro stessa violenza verbale e no, oltre «ai venti colleghi italiani sotto scorta per le minacce della mafia», da Roberto Saviano a Federica Angeli, «e agli attacchi ai comizi fascisti e 5 Stelle». Il World Press Freedom Index conferma così le denunce anticipate contro la disinformazione No Vax, No Greenpass dall’Italian Digital Media Observatory dell’Unione Europea, con le ricerche dei team NewsGuard e Pagella Politica .

Scarica l’articolo completo di Gianni Riotta su La Stampa del 3/1/2022