Il rapporto del Center for Countering Disinformation analizza l’uso crescente di video generati con intelligenza artificiale da parte della Federazione Russa per screditare le Forze di Difesa dell’Ucraina. Non è più solo una guerra di trincee, droni e artiglieria. È una guerra di nervi, fiducia e percezioni. E oggi, come documenta un rapporto del Centro ucraino per il contrasto alla disinformazione (CPD), il fronte più conteso è quello cognitivo: lo spazio mentale in cui cittadini e militari decidono a chi credere, chi seguire, cosa temere. Il dossier ricostruisce con precisione il salto di qualità della propaganda digitale russa: dai primi deepfake “artigianali” e facilmente smascherabili a un sistema industriale, cross-platform, costruito per inquinare l’infosfera più che convincere il pubblico. Non più persuasione diretta, ma “contaminazione”: l’idea che, sommersi dal dubbio, gli utenti finiscano per non fidarsi più di nulla. Il CPD descrive un’evoluzione in tre fasi, che somiglia a una curva di