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Il volantino di Italia Viva contro Meloni è pieno di errori

Il partito di Renzi accusa il governo di essere responsabile di molti rincari, ma usa dati scorretti o fuori contesto Il 16 luglio, ospite a In Onda su LA7, il presidente di Italia Viva Matteo Renzi ha presentato un volantino che il suo partito ha iniziato a distribuire davanti ai supermercati, in occasione dei primi mille giorni del governo Meloni. Il volantino è intitolato “Giorgia, quanto ci costi!” e la sua grafica richiama quella utilizzata dai supermercati per pubblicizzare gli sconti sui prodotti. ​​«Promozioni? No, 1000 giorni di rincari! Niente sconti, solo aumenti. Il governo spreca, l’italiano paga», si legge sul volantino, che elenca diverse voci di spesa che – secondo Italia Viva – sarebbero aumentate a causa del governo Meloni. Dalle cifre esagerate sui centri in Albania, passando per i rincari della spesa e dei pedaggi, fino agli stipendi, all’IVA e alla pressione fiscale, il volantino mescola dati corretti ad altri scorretti o fuori contesto,

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Più impunità ai servizi segreti? Che cosa cambia con il decreto “Sicurezza”

Il governo vuole ampliare le eccezioni penali per gli agenti dell’intelligence – non fino al punto denunciato da Laura Boldrini – rivendicando ragioni operative Mercoledì 4 giugno il Senato ha convertito definitivamente in legge il decreto “Sicurezza”, voluto dal governo per accelerare l’adozione di gran parte del disegno di legge “Sicurezza”, il cui percorso in Parlamento procedeva lentamente da diverso tempo. Il decreto introduce nuovi reati e inasprisce le pene per reati già esistenti. Come il disegno di legge da cui ha preso il nome, anche il nuovo decreto “Sicurezza” è stato al centro di forti critiche da parte dei partiti di opposizione nelle ultime settimane. Tra gli articoli contestati c’è il numero 31, che secondo l’ex presidente della Camera Laura Boldrini «è di fatto la legalizzazione del terrorismo di Stato».  Trovi QUI l’articolo completo di Pagella Politica

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Davvero l’Italia non vende più armi a Israele?

Secondo Antonio Tajani è una «leggenda metropolitana». Abbiamo verificato se ha ragione: la sua ricostruzione non è completa Il 5 settembre, a margine del Forum di Cernobbio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha risposto a un giornalista che gli chiedeva se in caso di occupazione della Cisgiordania l’Italia sarebbe stata disposta a «non inviare più armi a Israele». «Ma noi non inviamo armi: questa è una leggenda metropolitana», ha risposto il leader di Forza Italia. «Noi, dal 7 di ottobre di due anni fa, abbiamo sospeso tutti i contratti. Quindi non c’è nessun invio di armi a Israele». In realtà, i fatti raccontano una storia diversa. L’Italia ha sì bloccato le nuove autorizzazioni dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ma vecchie licenze hanno continuato a produrre spedizioni. E non sono mancate accuse di traffici sospetti e inchieste giudiziarie. Trovi QUI l’articolo completo di Pagella Politica

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Famiglia nel bosco: la verità sulla decisione dei giudici

Che cosa dice davvero l’ordinanza con cui è stato disposto l’allontanamento di tre bambini dai loro genitori In questi giorni è diventato un caso politico la decisione dei giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che hanno disposto l’allontanamento di tre bambini dai genitori con cui vivevano in una piccola casa in un bosco, in provincia di Chieti, in Abruzzo. In breve, il caso è nato da un intervento dei servizi sociali avviato dopo un episodio sanitario che aveva coinvolto una coppia di cittadini stranieri, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, e i loro tre figli: una di otto anni di età, gli altri due gemelli di sei. La famiglia segue lo stile di vita del “neoruralismo”, un movimento improntato all’autosufficienza, al ritiro dal contesto sociale e dalle infrastrutture della vita contemporanea. I bambini non frequentavano la scuola e seguivano la pratica dell’unschooling, un approccio educativo che rifiuta programmi formali e

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L’IA inganna se stessa: i principali chatbot non riconoscono i video generati dall’IA

NewsGuard ha testato tre noti chatbot e ha rilevato che nel 78-95% dei casi i modelli – ​​incluso ChatGPT della stessa OpenAI – non riuscivano a capire quando i video erano stati creati con Sora, lo strumento text-to-video di OpenAI A cura di Ines Chomnalez e Lea Marchl Il nuovo strumento di OpenAI per generare video con l’IA, Sora, ha rapidamente acquisito la reputazione di riuscire a ingannare gli esseri umani facendo loro credere che i suoi video siano autentici. Ma a quanto pare, Sora riesce a ingannare anche l’intelligenza artificiale stessa. Un test di NewsGuard ha rilevato che tre dei principali chatbot non riescono quasi mai a rilevare i video falsi generati da Sora, a meno che non contengano un watermark (Sora applica un watermark a tutti i video, ma questo può essere facilmente rimosso; vedi di seguito). I tre chatbot testati – Grok di xAI, ChatGPT di OpenAI

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Come ogni anno, la disinformazione racconta un Natale sotto assedio

LA GUERRA IN UCRAINA E L’IMMIGRAZIONE SONO GLI ARGOMENTI PIÙ COLPITI DALLA DISINFORMAZIONE I quattro progetti editoriali italiani che hanno pubblicato contenuti di verifica dei fatti, e che hanno contribuito a questo report*, hanno pubblicato, a dicembre 2025, un totale di 202 articoli di fact-checking. Di questi, 29 (14,4%) hanno avuto per oggetto casi di disinformazione riguardanti il conflitto in Ucraina, 18 (8,9%) l’immigrazione, 12 (5,9%) la crisi in Palestina, 11 (5,5%) l’Unione europea, 6 (3%) la pandemia, 3 (1,5%) le tematiche di genere o Lgbtq+ e 3 (1,5%) il cambiamento climatico. Come a novembre 2025 i due argomenti più colpiti dalla disinformazione, tra quelli monitorati, sono la guerra in Ucraina e l’immigrazione, nonostante entrambi calino di circa un punto percentuale. Sale invece la percentuale di notizie false sulla crisi in Palestina e raddoppia la disinformazione che prende di mira l’Unione Europea, che torna ai livelli registrati nell’estate del 2025.

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AI-generated disinformation is on the rise, creating parallel realities where the eu is depicted as a collapsing autocracy

THE WAR IN UKRAINE, IMMIGRATION AND THE EU ARE THE MOST TARGETED TOPICS IN DECEMBER The 38 organizations* part of the EDMO fact-checking network that contributed to this brief published a total of 1.605 fact-checking articles in December 2025. Out of these articles, 150 (9%) focused on disinformation related to immigration; 146 (9%) on Ukraine-related disinformation; 107 (7%) on disinformation related to the EU; 60 (4%) on climate change-related disinformation; 50 (3%) on the crisis in Gaza; 31 (2%) on COVID-19-related disinformation; and 25 (2%) on disinformation about LGBTQ+ and gender issues.   Following the trend registered in November 2025, the most targeted topics by disinformation are immigration, the war in Ukraine and the European Union. The share of disinformation on the other topics monitored by these briefs remained stable, with only minor fluctuations.  AI-GENERATED DISINFORMATION HITS A NEW RECORD The share of disinformation content created or manipulated with AI has

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L’industrializzazione del falso: quando la propaganda diventa fabbrica e la guerra entra nella testa

Il rapporto del Center for Countering Disinformation analizza l’uso crescente di video generati con intelligenza artificiale da parte della Federazione Russa per screditare le Forze di Difesa dell’Ucraina. Non è più solo una guerra di trincee, droni e artiglieria. È una guerra di nervi, fiducia e percezioni. E oggi, come documenta un rapporto del Centro ucraino per il contrasto alla disinformazione (CPD), il fronte più conteso è quello cognitivo: lo spazio mentale in cui cittadini e militari decidono a chi credere, chi seguire, cosa temere. Il dossier ricostruisce con precisione il salto di qualità della propaganda digitale russa: dai primi deepfake “artigianali” e facilmente smascherabili a un sistema industriale, cross-platform, costruito per inquinare l’infosfera più che convincere il pubblico. Non più persuasione diretta, ma “contaminazione”: l’idea che, sommersi dal dubbio, gli utenti finiscano per non fidarsi più di nulla. Il CPD descrive un’evoluzione in tre fasi, che somiglia a una curva di

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Quota 400 raggiunta e superata: l’operazione russa che ha sorpassato i media ufficiali del Cremlino nella diffusione di affermazioni false sulla guerra tra Russia e Ucraina

Mentre l’Ucraina affronta difficoltà sul campo di battaglia, un’inchiesta per corruzione e crescenti pressioni da parte degli Stati Uniti, l’operazione di disinformazione russa Storm-1516 sta diventando sempre più prolifica e dannosa. È quanto emerge dall’analisi del database di NewsGuard, che raccoglie oltre 400 affermazioni false sulla guerra. A cura di Eva Maitland e Alice Lee NewsGuard ha ormai identificato e smentito 400 affermazioni false sulla guerra tra Russia e Ucraina diffuse da fonti russe. Un’analisi del nostro database proprietario mostra che nel 2025 le operazioni di influenza russe hanno superato i media statali ufficiali del Cremlino come principali fonti di queste narrazioni. In particolare, un’operazione identificata da Microsoft con il nome di Storm-1516 è emersa come la più prolifica e quella in più rapida espansione tra le campagne analizzate, secondo quanto rilevato da NewsGuard. L’operazione è nota per la produzione e la diffusione di affermazioni false che accusano l’Ucraina e

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La disinformazione filorussa e quella xenofoba utilizzano sempre più l’IA generativa

RADDOPPIA LA DISINFORMAZIONE SULLA GUERRA IN UCRAINA E SU STRANIERI E MIGRANTI I tre progetti editoriali italiani che hanno pubblicato contenuti di verifica dei fatti, e che hanno contribuito a questo report*, hanno pubblicato, a novembre 2025, un totale di 127 articoli di fact-checking. Di questi, 17 (13,4%) hanno avuto per oggetto casi di disinformazione riguardanti il conflitto in Ucraina, 13 (10,2%) l’immigrazione, 6 (4,7%) la pandemia, 5 (3,9%) la crisi in Israele-Palestina, 4 (3,1%) le tematiche di genere o Lgbtq+, 3 (2,4 %) l’Unione europea e 1 (0,8%) il cambiamento climatico. Nel mese di novembre è raddoppiata la disinformazione sul conflitto in Ucraina, probabilmente per via dall’attenzione mediatica alle trattative di pace e agli sviluppi sul terreno. Aumenta del doppio anche la disinformazione a tema immigrazione, che passa dal 5% al 10,2%, e cresce leggermente quella relativa alla pandemia. La disinformazione sulla situazione in Israele-Palestina, che il mese scorso

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