L’ultimo caso è quello della strage a Pietralata, in cui la famiglia coinvolta ha speso migliaia di euro per un trattamento privo di evidenza scientifica per la figlia con disabilità grave
Lo scorso 31 agosto Luca Abbasciano e Valentina Pambianco, di 42 e 41 anni, e la loro figlia Bianca di 5 anni sono stati trovati morti con ferite dell’arma da fuoco, regolarmente detenuta dall’uomo, nel loro appartamento a Pietralata, un quartiere di Roma. Nell’abitazione è stato trovato senza vita anche il cane della famiglia. Come riportato dai media, nella casa erano presenti anche dei messaggi autografi lasciati da Abbasciano e Pambianco in cui facevano esplicito riferimento al loro sentirsi isolati nella difficoltà della gestione quotidiana della bambina, nata prematura e affetta da paralisi cerebrale.
Le indagini condotte dalla Procura di Roma stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto. Secondo le prime ipotesi investigative, la bambina sarebbe stata uccisa per prima, poi i due genitori si sarebbero passati la pistola per togliersi la vita. Gli inquirenti stanno indagando anche sui conti della coppia: tra le cause ci potrebbe essere anche un motivo economico. In base a quanto emerso finora, infatti, la coppia avrebbe speso almeno 300mila euro per portare più volte Bianca in una clinica privata a Monterrey, in Messico, e sottoporla a varie sedute con il “Cytotron”, un macchinario che, secondo le promesse di chi lo sponsorizza, stimolerebbe la rigenerazione delle cellule neurali danneggiate. Una tesi, però, priva ad oggi di alcuna evidenza scientifica.
Il Messaggero scrive che quel macchinario era ritenuto miracoloso da Luca Abbasciano e Valentina Pambianco e che per questo vi «avevano riversato tutte le speranze e le risorse economiche». Un’amica della famiglia, madre di una ragazza affetta da una malattia rara, ha detto al quotidiano di aver conosciuto i due genitori e la piccola Bianca proprio nella clinica privata messicana, dove ogni ciclo di un mese del trattamento sarebbe costato decine di migliaia di euro, soggiorno escluso. «Per mia figlia organizzo raccolte fondi. Luca e Valentina volevano contare sulle loro forze. Si erano fatti aiutare da qualche parente, ma lei mi aveva detto che avevano dato fondo a tutti i risparmi», ha dichiarato la donna vicina alla famiglia. Raggiunto sempre da Il Messaggero, Roberto Trujillo, dirigente e amministratore delegato della clinica messicana in questione, si è detto «profondamente addolorato» per quanto accaduto, aggiungendo di ricordarsi della bambina e dei suoi genitori e che se se avesse «saputo dei loro problemi economici» avrebbe trovato insieme a loro un modo per affrontare i costi del trattamento.
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