Il 2 maggio 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha segnalato un focolaio di hantavirus (nello specifico del ceppo andino del virus) sulla nave da crociera MV Hondius. La nave era salpata circa un mese prima da Ushuaia, in Argentina, verso l’Atlantico meridionale con circa 150 persone a bordo. Ad oggi i casi segnalati sono 11 (di cui otto confermati) e tre sono le persone morte per l’infezione. Mentre l’OMS ha indicato attualmente un “rischio basso” per la popolazione generale, vari Paesi e le istituzione sanitarie stanno mettendo in campo misure per monitorare e tenere sotto controllo la situazione.
La notizie e i successivi costanti aggiornamenti sui media di tutto il mondo – tra titoli di giornale con la parola “virus” e foto di persone bardate con tute e con mascherine sul volto – hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Sui social media sono così apparsi una miriade di contenuti sull’argomento, molti dei quali esprimevano timori e angoscia per lo spettro di una nuova pandemia.
In questo contesto di angoscia collettiva la disinformazione ha subito trovato terreno fertile. Informazioni false e ingannevoli sono così iniziate a circolare online, diventando virali in più lingue e in più Paesi. Molti di questi post sono stati pubblicati da figure mediche screditate, influencer e complottisti di estrema destra già noti per aver veicolato disinformazione medica durante la fase emergenziale della pandemia di Covid-19.
Non a caso, infatti, le notizie false sull’attuale focolaio di hantavirus sembrano riprendere gli stessi identici argomenti e schemi delle campagne di disinformazione messe in atto subito dopo la diffusione globale del Sars-CoV-2. L’obiettivo è sempre lo stesso: minare la fiducia verso il metodo scientifico e le istituzioni e portare avanti la propria propaganda politica.
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