L’impennata della domanda energetica e il surriscaldamento delle infrastrutture sono tra le cause delle interruzioni della corrente che hanno colpito parte d’Italia
Durante l’ondata di caldo estremo che da metà giugno al 1° luglio ha colpito l’Italia, diverse città hanno registrato interruzioni della corrente elettrica, che in alcuni casi sono durate anche per diverse ore. Ogni nuovo blackout è stato seguito da decine di post sui social network, soprattutto nei gruppi Facebook locali «Sei di [nome della città] se…». In queste comunità online, nate come spazi dedicati alla vita cittadina, si sono moltiplicate domande, ipotesi e, non di rado, ricostruzioni imprecise sulle cause delle interruzioni di corrente.
Tra le ipotesi circolate più spesso c’è quella che attribuisce la colpa ai sindaci o alle amministrazioni comunali, accompagnata dalla richiesta di «intervenire» per risolvere il problema o per comunicare con le aziende di distribuzione dell’energia. Ma questa ricostruzione è fuorviante e non tiene in considerazione le vere ragioni delle interruzioni di elettricità legate alle alte temperature.
Un sindaco o una sindaca non gestiscono la rete elettrica nazionale né quella di distribuzione locale. Possono coordinare la risposta all’emergenza sul territorio, per esempio attivando la protezione civile, predisponendo punti di assistenza o comunicando con la cittadinanza, ma non hanno il potere di evitare un blackout o di ripristinare direttamente la fornitura di energia.
Per capire perché durante le ondate di calore si verificano sempre più interruzioni della corrente bisogna guardare a come funziona il sistema elettrico italiano e a cosa succede alla rete quando temperature elevate mettono sotto pressione sia la domanda di elettricità, sia le infrastrutture che la trasportano.
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