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Esclusiva

March 23 2022.
 
Ultimo aggiornamento: April 18 2024
La narrazione russa della guerra tra disinformazione e distorsione

Distorta è l’aggettivo che va legato alla narrazione russa della guerra in Ucraina. Le forme retoriche attorno a cui il governo russo ha costruito il racconto degli avvenimenti nello stato confinante si muovono soprattutto attraverso la circolazione di cinque false narrazioni

La guerra in Ucraina non si combatte solo sul campo militare, ma anche nell’arena informativa. In questo scenario, la disinformazione russa utilizza numerosi approcci. In primo luogo, viene messo in discussione il fatto che sia in atto una guerra, appoggiandosi a teorie del complotto secondo cui gli eventi di queste settimane siano una semplice messa in scena. Inoltre, anche le motivazioni di tale operazione militare vengono mistificate. Durante i primi giorni degli attacchi in Ucraina, il ministero della Difesa russo ha diffuso informazioni riguardo il fatto che gli attacchi della Russia non fossero diretti contro le città e che i civili non fossero in pericolo. I media russi controllati dallo stato, tra cui l’agenzia di stampa Ria Novosti, hanno riferito la mattina del 24 febbraio che le forze armate stavano conducendo una “operazione speciale per pacificare e smilitarizzare l’Ucraina”. In questo quadro, non ci sono stati “attacchi missilistici, aerei o di artiglieria sulle città ucraine”. Tutto ciò è stato confutato da diversi rapporti di esplosioni e attacchi nelle città, che possono essere comprovati con materiale fotografico e video.

Il primo giorno del conflitto, il ministero della Difesa russo ha inoltre sostenuto che i media occidentali stessero usando una vecchia foto del 2014 per creare una “guerra immaginaria” in Ucraina, che si supponeva fosse sostenuta da un’enorme cospirazione internazionale volta a spaventare le persone e privarle della loro libertà. Inoltre, come riportato dal sito demagog.org, sono state pubblicate delle foto che rappresentano veicoli di artiglieria che, a differenza di quanto sostenuto dal Cremlino, non è stato fatto nel 2014, bensì nel 2022. Non è vero, dunque, che i media hanno usato questa immagine per seminare il panico tra il pubblico ed è dunque confutabile la teoria del fantomatico “governo internazionale” che avrebbe pianificato gli eventi attuali per togliere la libertà alle persone. 

Il caos informativo che circonda il conflitto in Ucraina può incoraggiare la diffusione di false informazioni e teorie di cospirazione. L’escalation dà anche origine ad atteggiamenti negazionisti che dipingono gli eventi attuali come fabbricati. Il testo di una delle grafiche di questo tenore, pubblicate su Facebook, afferma: “È così che si trattano le pecore! In TV una ‘guerra’ immaginaria e in realtà vendono il resto della vostra libertà al governo mondiale”.

La seconda tendenza che ricorre nella narrativa russa è la minimizzazione del numero delle vittime ucraine e dell’impatto e delle conseguenze di questi attacchi da parte russa. Questo avviene principalmente attraverso un utilizzo fuorviante di immagini e video. Tra questi, il 26 febbraio 2022 su Facebook è stato pubblicato un video che mostra una persona truccare il viso di un uomo per mostrarlo ferito. Secondo questo post, il video mostrerebbe dunque una falsa vittima ucraina. Inoltre, queste immagini sono accompagnate da un testo «Vittime ucraine dei russi? Ciack, si gira! La paga è buona per qualche oretta di show! #Fakenews #Ucraina». Queste immagini sono state registrate in realtà nel 2020 e mostrano il trucco di un attore durante la realizzazione di una serie tv di una casa di produzione ucraina. Un altro esempio che ha creato molte polemiche è la fake news circolante sul bombardamento dell’ospedale pediatrico di Mariupol. Il Cremlino ha rilasciato dichiarazioni secondo le quali l’ospedale in realtà fosse già stato evacuato da giorni. Il giornalista ed ex deputato russo Alexander Nevzorov, che ha documentato l’accaduto, è stato colpito dalla legge anti fake news, introdotta da Putin una settimana dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Il giornalista è infatti accusato in patria di aver diffuso “fotografie non autentiche di civili feriti nell’attacco, tratte dai media ucraini”. 

La terza metodologia utilizzata nel racconto della guerra in Ucraina si concentra sul creare confusione riguardo il procedere della guerra attraverso la diffusione di informazioni infondate sulle manovre militari, sia sull’esercito russo che su quello ucraino. Questa narrazione distorta e confusionaria dei movimenti bellici degli eserciti è un meccanismo standard di disinformazione bellica, già utilizzato in guerre passate.

Creare confusione sulle pratiche discriminatorie derivanti dalla guerra è il quarto metodo che ricorre nella narrazione russa dello scontro. Si concentra su due aspetti principali: da una parte la descrizione distorta dei rifugiati ucraini, dall’altra la rappresentazione discriminatoria nei confronti dei profughi da parte dell’Europa. La propaganda russa, per attaccare l’Occidente, sta strumentalizzando una tragedia che riguarda milioni di persone che stanno scappando dalla guerra. La propaganda del Cremlino sta dipingendo gli occidentali come razzisti e ipocriti, facendo infatti leva su episodi di violenza contro i rifugiati ucraini da parte di gruppi nazionalisti europei di estrema destra. Questa campagna di disinformazione è riuscita a diventare virale utilizzando lo slogan #RacistEu (razzisti europei). Analizzando il campione di messaggi contenenti questo hashtag, il tweet più condiviso affermava che “la minaccia alla pace mondiale sono gli occidentali e non la Russia”.

Come ultima metodologia utilizzata nella narrativa russa, viene data una rappresentazione distorta dei cittadini ucraini, rappresentati da un lato come filo-nazisti, dall’altro come sudditi di un regime oppressivo, che la Russia ha l’obiettivo di abbattere per aiutare e liberare i civili. Vi è infatti una forte critica al ruolo eroicizzato che è stato cucito sull’esercito ucraino e soprattutto sul presidente Volodymyr Zelensky, i quali vengono invece descritti come neonazisti. Nei primi giorni di marzo è stata diffusa una fotografia che ritrae il presidente ucraino che mostra una maglia da calcio della nazionale ucraina con la svastica nazista. Questa immagine è stata condivisa da vari profili sui social network, ma si tratta di un montaggio di una vera fotografia del giugno 2021 diffusa dallo stesso presidente. In realtà, nella foto ufficiale, la t-shirt tenuta in mano dal presidente mostrava il numero “95” sotto il cognome di Zelensky, come è possibile vedere nelle pubblicazioni dei media dell’epoca. Un altro video che sta circolando sui social media mostra scatole con il logo del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), apparentemente piene di mazzette di banconote. Queste scatole sarebbero state trovate dai soldati ceceni in un bunker di “nazionalisti ucraini” nel contesto dell’invasione della Russia in Ucraina. Ma anche questa è una fake news: il video non è attuale e circola su internet almeno dal 2018. La Croce Rossa ha rilasciato una dichiarazione quell’anno a proposito di queste immagini in cui ha negato qualsiasi collegamento con il denaro e ha denunciato un “uso illegittimo” dell’emblema dell’organizzazione. Il 25 febbraio 2022 su TikTok è stato pubblicato un filmato che mostra la foto di una strada addobbata con bandiere naziste. L’immagine è accompagnata da un testo che recita: «Ucraina 2017. E non sembra la scena di un film…». Si tratta di un’immagine presentata senza il contesto necessario alla sua comprensione, che veicola una notizia falsa. La foto originale è effettivamente stata scattata nel 2017, ma arriva da Sofia, in Bulgaria.

Articolo di Martina Ucci, studentessa del Master in Giornalismo e Comunicazione Multimediale dell’Università Luiss Guido Carli.