Tra e-cig e nicotine pouches, la ricerca dimostra che il danno all’organismo è comunque elevato
A dicembre 2025 il modello e personaggio televisivo britannico Fraser Olender è stato colpito a Londra da un infarto causato da un vasospasmo coronarico. Lo ha raccontato lui stesso sui social: «Le arterie che portano il sangue al mio cuore si sono improvvisamente chiuse».
La sua storia, diventata virale, ha riportato l’attenzione su un tema che il marketing del vaping preferisce tenere ai margini: che cosa sappiamo davvero, oggi, sui danni delle sigarette elettroniche? La risposta, scomoda per chi le considera un’alternativa “pulita” al tabacco, è che la scienza sta accumulando prove sempre meno rassicuranti.
La patologia che ha colpito l’attore è l’EVALI (E-cigarette or Vaping Product Use-Associated Lung Injury), una condizione infiammatoria polmonare identificata negli Stati Uniti già dal 2019 e che può andare da sintomi lievi – tosse persistente, dolore al petto, difficoltà respiratorie, febbre, nausea, vertigini – fino alla vera e propria insufficienza respiratoria che richiede il ricovero. Poiché i sintomi assomigliano a quelli di una polmonite, i medici raccomandano a chi usa e-cig di segnalare sempre l’abitudine al proprio medico curante, specie in caso di peggioramento rapido.
È vero che molti casi sono stati collegati all’acetato di vitamina E presente in liquidi al THC acquistati sul mercato nero, sostanza estranea al mercato legale europeo. Ma a confermare che il fenomeno non è confinato agli Stati Uniti, nel 2025 un ospedale danese ha presentato il caso clinico di un diciannovenne con una forma severa di EVALI, ricoverato in terapia intensiva, intubato e sottoposto a supporto ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana), la misura di sostegno vitale riservata ai casi più critici.
LEGGI QUI L’ARTICOLO COMPLETO DI FACTA


