Se a scegliere gli articoli scientifici è l’IA, il rischio sono i bias di genere

Questi strumenti supportano studenti, docenti e ricercatori, ma portano con sé anche problemi e stereotipi che potrebbero avere conseguenze sull’istruzione e la ricerca

Il settore dell’istruzione superiore sta attraversando una trasformazione profonda. L’impiego dell’intelligenza artificiale – sotto forma diverse come software che raccolgono dati, li analizzano e generano informazioni strategiche o strumenti di intelligenza artificiale generativa come i chatbot – sta infatti modificando il modo in cui si insegna, si apprende e si svolge la ricerca. 

Sebbene l’utilizzo dell’IA nelle università o nella ricerca scientifica sia ancora dibattuto e controverso, i modelli linguistici di grandi dimensioni, come ChatGPT e Claude, sono ormai entrati a far parte della quotidianità accademica. 

Questi strumenti supportano studenti, docenti e ricercatori nella redazione di testi, nell’organizzazione di progetti di ricerca complessi e nella preparazione di materiali didattici, ma portano con sé anche una serie di problemi e stereotipi che potrebbero avere conseguenze concrete sull’istruzione universitaria e sulla ricerca scientifica. 

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