La psicoterapia basata sull’IA è ancora una pessima idea

Therapeak e le altre: si moltiplicano le piattaforme che promettono un percorso terapeutico gestito dal chatbot. Ma i rischi sono molti più dei benefici

I chatbot basati su intelligenza artificiale sono diventati spazi in cui riversare le proprie fragilità mentali. Numerosi utenti in tutto il mondo, adolescenti e non solo, chiedono a ChatGPT conforto e ascolto in situazioni di ansia, sintomi depressivi o per qualsiasi disagio esistenziale. Le piattaforme IA vengono scambiate per veri e propri studi di psicoterapia con tutti i rischi connessi al ricorso ad agenti virtuali per problematiche cliniche reali. 

In Italia, secondo l’ultima edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio di Save the Children, quasi il 42 per cento degli adolescenti intervistati tra i 15 e i 19 anni si rivolge all’intelligenza artificiale nei momenti di tristezza, solitudine o ansia, oppure per prendere decisioni importanti su scuola, lavoro e relazioni. L’uso quotidiano dell’IA tra i ragazzi è quasi il doppio rispetto agli adulti, e una parte significativa si rivolge a chatbot che promettono anche percorsi di psicoterapia. 

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