Tra meme, canzoni e intelligenza artificiale, la propaganda neofascista si adatta al linguaggio dei social media, conquistando un pubblico giovane e normalizzando l’estremismo
Pochi mesi fa, ad aprile 2025, è ricorso l’80° anniversario dell’esecuzione di Benito Mussolini e della sua amante Clara Petacci, dopo che un gruppo di partigiani li aveva catturati mentre fuggivano verso la Svizzera. Il 20 novembre prossimo, invece, cadrà il 50° anniversario della morte del dittatore spagnolo Francisco Franco.
Se l’arco storico di quelle drammatiche esperienze può dirsi a tutti gli effetti concluso, la stessa cosa non vale per la nostalgia che ancora oggi accompagna il ricordo delle dittature. In Spagna, ad esempio, l’inno della Falange – il partito fondato nel 1933 dal figlio del dittatore Franco, José Antonio Primo de Rivera –, Cara al Sol (Volto al sole), continua ad accompagnare centinaia di video di diversi stili: dalla versione classica al reggaeton, da brani strumentali a una versione cantata con una voce che sembra essere stata generata dall’intelligenza artificiale (IA). In Italia, Romano Benito Floriani Mussolini, calciatore e pronipote del dittatore Benito Mussolini, viene celebrato online con slogan come “Vincere e vinceremo”, il grido di battaglia fascista che Mussolini pronunciò nel suo discorso per annunciare l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.
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