Esclusiva

Gennaio 21 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 28 2022
Piattaforme social e fake news. I rischi della deriva complottista per le società democratiche

“La disinformazione sa chi deve colpire anche grazie alle nuove tecnologie che riescono a profilare con estrema precisione gli utenti”

«La disinformazione non è un tema di cui si devono occupare solo i giornalisti, è un problema per la tenuta del Paese». Così il direttore del Luiss Data Lab, Gianni Riotta, intervenuto durante il webinar sui social network e le fake news organizzato dalla Fondazione Ezio Tarantelli e dalla Cisl.

All’evento moderato da Nino Sorgi, coordinatore delle attività internazionali della Cisl, hanno partecipato sindacalisti, esperti di digitale e giornalisti. Al centro del dibattito i rischi del complottismo e le ricadute sulla società.

«Ciascuno di noi si è imbattuto in un parente, collega o amico No Vax. Ormai ci informiamo sui social. Intelligenza artificiale e algoritmi riescono a individuare con precisione se un utente è propenso o meno a leggere alcune notizie», ha detto durante la relazione introduttiva Ester Crea del coordinamento attività internazionali della Cisl.

Piattaforme social e fake news. I rischi della deriva complottista per le società democratiche

La disinformazione sa chi deve colpire anche grazie alle nuove tecnologie che riescono a profilare con estrema precisione gli utenti, polarizzandoli su determinati temi. I danni che possono derivarne sono enormi, basti pensare a Capitol Hill o all’assalto alla sede della Cgil da parte dei No Green pass dello scorso ottobre.

Google, Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok e WhatsApp possiedono i dati di circa 4 miliardi di persone. L’influenza che queste piattaforme hanno sulla nostra società è fortissima.

«L’algoritmo di Facebook analizzando i “mi piace” e le interazioni conosce un soggetto più dei genitori o del partner, ha praticamente risolto il dilemma del “conosci te stesso” di Socrate», ha commentato Giuseppe Gallo, presidente della Fondazione Ezio Tarantelli.

Fake news, le teorie del complotto sono sempre più virali sui social

Durante il webinar è emerso che a preoccupare sono soprattutto le teorie complottiste che circolano in rete.

Il complottismo è la tendenza a pensare che la realtà sia diversa da come appare e a ricondurre tutto ciò che succede all’azione di agenti intenzionali (Big Pharma, George Soros, Bill Gates…), semplificando drasticamente questioni complesse.

Il ruolo dei social network diventa fondamentale per la propagazione di queste teorie, che il più delle volte prendono di mira un intero gruppo della popolazione e polarizzano la società, alimentando l’estremismo violento. Le teorie del complotto diffondono, quindi, sfiducia nelle istituzioni, nella medicina e nella scienza, radicalizzando le persone su determinate posizioni.

«Non stiamo vincendo la guerra contro la disinformazione e l’abbiamo visto negli ultimi mesi, con la pandemia. Bisogna capire perché la gente crede alle notizie false», ha concluso il direttore Riotta, ricordando anche l’impegno della Commissione europea e la creazione di IDMO, hub italiano che implementa e supporta le azioni di EDMO, l’Osservatorio europeo contro la disinformazione.