{"id":193202,"date":"2026-10-13T11:58:43","date_gmt":"2026-10-13T09:58:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.idmo.it\/?p=193202"},"modified":"2026-10-13T12:40:36","modified_gmt":"2026-10-13T10:40:36","slug":"guerra-cognitiva-il-bersaglio-e-la-decisione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/2026\/10\/13\/guerra-cognitiva-il-bersaglio-e-la-decisione\/","title":{"rendered":"Guerra cognitiva, il bersaglio \u00e8 la decisione"},"content":{"rendered":"\n<p><em>La sicurezza cognitiva sposta l\u2019attenzione dalle notizie false al momento in cui si decide. Ne discutono Bruxelles, Ginevra e gli esperti americani riuniti a Las Vegas. In Italia se ne occupa l\u2019Italian Digital Media Observatory.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un analista dell\u2019intelligence scrive: \u00abpossibile movimento delle forze avversarie, fiducia moderata\u00bb. Il suo superiore riassume la nota in \u00abgli indicatori suggeriscono un movimento delle forze avversarie\u00bb. Al livello successivo la frase diventa \u00able forze avversarie si stanno riposizionando\u00bb, e sulla scrivania del comandante arriva una valutazione che comincia con \u00abl\u2019intelligence indica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungo la catena nessuno ha mentito e nessuno ha aggiunto prove. La certezza \u00e8 cresciuta da sola. L\u2019esempio \u00e8 di Terry Borst, generale di brigata in congedo con quarant\u2019anni di carriera nell\u2019intelligence dell\u2019esercito americano. Lo ha raccontato ad agosto alla Cognitive Security Conference di Las Vegas, dove militari, ricercatori e analisti si sono ritrovati attorno a un presupposto comune: l\u2019avversario punta al momento in cui un\u2019informazione diventa una decisione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La trappola nei cieli d\u2019Europa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In Europa la stessa idea \u00e8 entrata nei documenti di policy. L\u2019Istituto dell\u2019Unione europea per gli studi sulla sicurezza (EUISS) e il Geneva Centre for Security Policy (GCSP) hanno pubblicato due brief sul tema.<\/p>\n\n\n\n<p>Si parte dai droni e dai caccia russi entrati nello spazio aereo di Polonia, Romania ed Estonia nel settembre 2025. Per gli studiosi erano operazioni psicologiche, e qualunque risposta avrebbe aiutato Mosca. Una reazione debole la invitava ad alzare la posta. Una dura alimentava in Europa la paura di una guerra aperta. La chiamano trappola cognitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il brief definisce la sicurezza cognitiva come la protezione dei processi con cui le persone percepiscono la realt\u00e0 e decidono. Il concetto deriva dalla <em>cognitive warfare<\/em> studiata in ambito NATO dai primi anni Duemila, ma la usa in chiave difensiva, con strumenti presi dalla psicologia e dalle neuroscienze.<\/p>\n\n\n\n<p>Su un punto gli autori si allontanano dalle politiche attuali. L\u2019Unione contrasta la manipolazione dell\u2019informazione da parte di attori stranieri (la FIMI, nel lessico di Bruxelles) inseguendo i contenuti: chi li produce, come circolano, come rimuoverli. L\u2019EUISS propone di studiare le abitudini mentali su cui la manipolazione fa leva, a partire dalle scorciatoie con cui giudichiamo in fretta e dalle cornici interpretative che ci portiamo dietro. All\u2019avversario serve che milioni di persone, davanti a un evento, reagiscano d\u2019istinto entro un margine che lui sa prevedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Rand Waltzman, ricercatore della RAND Corporation, applica lo stesso ragionamento all\u2019intelligenza artificiale. Per lui deepfake e testi sintetici sono la parte meno preoccupante.<\/p>\n\n\n\n<p>La propaganda tradizionale diffondeva un messaggio a una folla, e proprio per questo si lasciava individuare: lo stesso slogan che compare in mille posti diversi lascia una traccia. Con l\u2019IA si pu\u00f2 fare l\u2019opposto, affidando a ciascuno di milioni di agenti artificiali una sola persona. Ogni agente impara dalle risposte del suo interlocutore, ne asseconda paure e convinzioni, cambia tono quando serve. Le conversazioni non si somigliano. I sistemi che oggi scovano i bot cercando messaggi identici non trovano niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Waltzman chiama il bersaglio <em>sensemaking<\/em>, la capacit\u00e0 di dare un senso agli eventi. Per comprometterla non serve convincere qualcuno di una falsit\u00e0: basta che smetta di distinguere una fonte affidabile da una che non lo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>La disciplina che propone, le Cognitive Security Operations, funziona come un ciclo di controllo. Si osserva l\u2019ambiente informativo, si diagnostica quando le decisioni cominciano a peggiorare, lo si misura, si interviene e si ricomincia. Waltzman insiste sulla misura: senza indicatori capaci di descrivere lo stato dell\u2019ambiente cognitivo, dice, non esiste strategia di difesa.<\/p>\n\n\n\n<p>I regimi autoritari risolvono il problema dicendo ai cittadini cosa pensare. Le democrazie lasciano a loro la decisione e quindi devono dare gli strumenti per prenderla. Secondo Waltzman oggi questo non accade, e ognuno si arrangia da solo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cLe cuciture\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Borst guarda dentro le organizzazioni. Secondo lei la manipolazione raramente colpisce il decisore: lavora nelle \u00abcuciture\u00bb tra un ufficio e l\u2019altro. Tra chi raccoglie l\u2019informazione e chi la analizza, tra gli analisti e i legali, tra chi pianifica l\u2019operazione e chi pensa a come raccontarla. Ognuno parla una lingua sua e risponde a incentivi suoi. Tutti possono fare bene il proprio lavoro mentre il sistema sbaglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 un\u2019informazione sale nella gerarchia, pi\u00f9 viene compressa. &nbsp;Riassumibile in una formula: l\u2019incertezza diventa sicurezza, la possibilit\u00e0 diventa intenzione, il dissenso finisce in appendice.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019IA rende la compressione pi\u00f9 veloce. Borst la usa ogni giorno e racconta di averci preparato in mezz\u2019ora una presentazione che le avrebbe chiesto una settimana. Il rischio che indica ha un nome, <em>false convergence<\/em>. Un modello linguistico pu\u00f2 produrre cinque sintesi coerenti e concordi senza aggiungere un fatto, e cinque rapporti in apparenza indipendenti possono discendere dallo stesso documento. Il consiglio degli esperti agli analisti vale anche per chi fa giornalismo: invece di contare i rapporti, <strong>ricostruirne la genealogia. L\u2019accordo tra fonti prova un consenso, mentre l\u2019indipendenza va dimostrata risalendo all\u2019origine.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso meccanismo ha un nome pi\u00f9 brutale, <em>confidence laundering<\/em>, il riciclaggio della fiducia. Un\u2019ipotesi prudente, riscritta da tre livelli diversi e accompagnata da grafici puliti, alla fine sembra una conclusione. L\u2019umilt\u00e0 \u00e8 un meccanismo di controllo, e un\u2019organizzazione matura deve saper scrivere \u00abnon lo sappiamo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Una frase del suo intervento va riportata a parte. Parlando di un decisore impossibile da convincere, Borst ha raccontato di aver lavorato sui passaggi intermedi per arrivare alla decisione \u00abdi cui avevamo bisogno\u00bb. Ha precisato di non aver chiesto quella giusta. In un contesto militare indica un obiettivo operativo. Fuori da quel contesto descrive con precisione la tecnica da cui la sicurezza cognitiva dovrebbe proteggerci.<\/p>\n\n\n\n<p>Brian L. Steed, storico militare e autore di <em>Narrative War<\/em>, ricorda un limite che gli studi sulla disinformazione tendono a trascurare: l\u2019inganno funziona bene quando asseconda ci\u00f2 che il bersaglio crede gi\u00e0. Nel 1944 l\u2019operazione Fortitude convinse i tedeschi che lo sbarco sarebbe avvenuto a Calais perch\u00e9 era l\u00ec che lo aspettavano. Convincerli del contrario sarebbe stato molto pi\u00f9 difficile. Per Steed la narrativa \u00e8 il filtro con cui interpretiamo la realt\u00e0, e una storia pu\u00f2 cambiare il destino di un prodotto rimasto identico. Negli anni Cinquanta Marlboro era una sigaretta per signore, con un bocchino che non lasciava tracce di rossetto. L\u2019agenzia Leo Burnett la affid\u00f2 a un cowboy, e nel giro di qualche anno il marchio divent\u00f2 il pi\u00f9 venduto d\u2019America. Da qui la diffidenza di Steed per le \u00abcontronarrative\u00bb. Le paragona al tiro di controbatteria: a volte serve, ma un ufficiale d\u2019artiglieria che costruisse un intero piano di fuoco solo su quello verrebbe deriso. Bisogna avere una storia propria da raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei mercati il meccanismo \u00e8 visibile a occhio nudo. Nel 2013 l\u2019account hackerato dell\u2019Associated Press pubblic\u00f2 la notizia falsa di due esplosioni alla Casa Bianca, e in pochi minuti l\u2019indice S&amp;P 500 perse circa l\u2019uno per cento. Gli operatori vendevano prevedendo che gli altri avrebbero venduto, senza aspettare una verifica. Il fondatore di Market Reader, societ\u00e0 che analizza i movimenti anomali dei titoli, ha esteso il ragionamento ai mercati predittivi sulle elezioni, che molti leggono come sondaggi. Chi dispone di capitale sufficiente per spostare una quota sposta anche ci\u00f2 che il pubblico crede probabile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci\u00f2 che non si automatizza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La parte pi\u00f9 concreta arriva da un settore che con la disinformazione sembra avere poco a che fare. Il 14 maggio 2022 un diciottenne uccise dieci persone nel supermercato Tops di Buffalo, in una strage di matrice razzista. Dopo l\u2019attacco lo Stato di New York ha creato, a livello di contea, team di valutazione e gestione delle minacce. Quando qualcuno mostra segni di avvicinarsi alla violenza, si siedono allo stesso tavolo scuole, servizi di salute mentale, comunit\u00e0 religiose e polizia. Secondo il responsabile del programma, in quattro anni sono state valutate circa 5.000 persone, la met\u00e0 delle quali considerata a rischio. Solo il 4 per cento dei casi seguiti si \u00e8 chiuso con un arresto. L\u201980 per cento degli interventi arriva nelle prime fasi, quando c\u2019\u00e8 un rancore ma non ancora un piano. L. N., ex membro di una gang motociclistica che oggi lavora nella prevenzione, ha spiegato perch\u00e9 i fatti convincono poco chi sta dentro un gruppo estremista. Una convinzione diventata identit\u00e0 resiste agli argomenti. Cede, secondo lui, davanti a un \u00abaltare migliore\u00bb, cio\u00e8 a un\u2019appartenenza pi\u00f9 forte di quella che il gruppo offriva. Nessun software pu\u00f2 fornirla. Nel suo caso \u00e8 arrivata con la nascita della nipote.<\/p>\n\n\n\n<p>Respingere gli attacchi uno per uno non basta. Una societ\u00e0 meno manipolabile scoraggia l\u2019avversario, che rinuncia perch\u00e9 l\u2019investimento non renderebbe. Gli autori la chiamano deterrenza per negazione e citano due esempi gi\u00e0 operativi: il manuale svedese <em>Don\u2019t Be Fooled<\/em> e la scuola finlandese, dove la disinformazione si studia dalle elementari.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Bruxelles l\u2019EUISS propone un quadro europeo per la resilienza cognitiva e valutazioni obbligatorie della componente cognitiva in ogni analisi delle minacce ibride. Propone anche un gruppo consultivo scientifico che unisca civili e militari. Nel lungo periodo servono investimenti nell\u2019educazione al pensiero critico, collegati allo Scudo europeo per la democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il caso italiano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le fonti del brief europeo compare un documento del Ministero della Difesa italiano del 2023 sulla competizione nella dimensione cognitiva. In Italia il tema \u00e8 studiato anche fuori dagli ambienti militari, all\u2019Italian Digital Media Observatory (IDMO).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altra met\u00e0 del lavoro \u00e8 l\u2019educazione, la parte che l\u2019EUISS colloca nel lungo periodo. Nel 2025 le iniziative di IDMO hanno coinvolto oltre 70.000 persone, 42.000 delle quali studenti, anche grazie a un programma che forma i formatori. A luglio i risultati sono stati presentati allo Stato Maggiore della Difesa, in un panel sul ruolo dei media nella guerra cognitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa pu\u00f2 considerare queste vulnerabilit\u00e0 difetti inevitabili della natura umana, oppure riconoscere che la cognizione \u00e8 diventata un campo di battaglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Valutazioni obbligatorie e squadre dedicate portano il dibattito pubblico dentro il perimetro della sicurezza nazionale. \u00c8 un rischio che IDMO ha tenuto presente nel programmare le prossime attivit\u00e0. L\u2019osservatorio continuer\u00e0 ad analizzare e monitorare l\u2019ecosistema informativo per individuare manipolazioni e interferenze, ma metter\u00e0 al centro la resilienza democratica. Difendere una verit\u00e0 incontestabile non \u00e8 il suo compito. Aiutare le persone a ragionare meglio, s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta il problema di fondo. Prima o poi qualcuno dovr\u00e0 stabilire quando un\u2019interpretazione diffusa nasce da una manipolazione e quando \u00e8 soltanto un\u2019opinione sgradita a chi governa. La frase di Borst sulla decisione \u00abdi cui avevamo bisogno\u00bb mostra quanto sia stretto quel margine.<\/p>\n\n\n\n<p>A cura di Federica Urzo<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sicurezza cognitiva sposta l\u2019attenzione dalle notizie false al momento in cui si decide. Ne discutono Bruxelles, Ginevra e gli esperti americani riuniti a Las Vegas. 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