{"id":193058,"date":"2026-09-30T11:25:18","date_gmt":"2026-09-30T09:25:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.idmo.it\/?p=193058"},"modified":"2026-09-30T11:25:19","modified_gmt":"2026-09-30T09:25:19","slug":"i-giovani-hanno-smesso-di-guardare-il-tg-il-giornale-non-lhanno-mai-aperto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/2026\/09\/30\/i-giovani-hanno-smesso-di-guardare-il-tg-il-giornale-non-lhanno-mai-aperto\/","title":{"rendered":"I giovani hanno smesso di guardare il TG. Il giornale non l&#8217;hanno mai aperto."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il Digital News Report 2026 del Reuters Institute certifica il sorpasso dei social e delle piattaforme video sui siti dei giornali. In Italia la fiducia nell&#8217;informazione scende al 32%, e lo scontro con Google e Meta si combatte davanti ai regolatori.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi giorni della campagna per il referendum costituzionale di marzo, Giorgia Meloni ha scelto di parlare da Pulp Podcast, un videopodcast condotto da Fedez e il youtuber Davide Marra molto seguito dai pi\u00f9 giovani. Il Reuters Institute di Oxford registra l&#8217;episodio nella scheda sull&#8217;Italia del suo rapporto annuale. Le altre duecento del rapporto spiegano perch\u00e9 un capo di governo cerchi l\u00ec il suo pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella media dei 48 mercati analizzati, su quasi <strong>98mila intervistati<\/strong>, social network e piattaforme video sono diventati per la prima volta il canale pi\u00f9 usato per informarsi. Li indica il 54%. La televisione \u00e8 al 52%, i siti e le app delle testate al 51%. Dal 2020 la tv ha perso 13 punti e i siti dei giornali 12. Del primo calo si parla da anni. Il secondo \u00e8 quasi identico e riguarda proprio ci\u00f2 che gli editori hanno costruito in un decennio di transizione digitale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;anno i ricercatori hanno chiesto a chi non usa pi\u00f9 un mezzo se lo avesse mai usato con regolarit\u00e0. Le risposte tolgono fondamento a una speranza che circola nelle redazioni: che i ventenni, invecchiando, finiranno per comprare il giornale come i loro genitori. Tra i 18-24enni che non hanno letto un quotidiano nell&#8217;ultima settimana, il 56% non lo ha mai fatto con costanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la televisione il problema \u00e8 un altro. Quasi otto persone su dieci l&#8217;hanno seguita ogni settimana per informarsi, almeno per un periodo della loro vita. Tra gli under 35, per\u00f2, solo la met\u00e0 di chi aveva quell&#8217;abitudine l&#8217;ha conservata, contro il 71% degli over 35. Il quotidiano di carta, per molti ragazzi, non \u00e8 mai entrato in casa. Il telegiornale c&#8217;era, e se n&#8217;\u00e8 andato.<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte di quel pubblico si \u00e8 trasferita sul video online, che il 77% degli intervistati guarda ogni settimana. In 45 Paesi su 48 ha gi\u00e0 superato la tv tradizionale, con le sole eccezioni di Germania, Danimarca e Paesi Bassi. Gli editori ne raccolgono poco: sui loro siti e sulle loro app il consumo di video \u00e8 sceso di cinque punti in un anno, al 23%.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto distingue YouTube da TikTok e Instagram. Sulle ultime due la maggior parte degli utenti incontra le notizie per caso, mentre scorre altro. Su YouTube le va a cercare, e ci resta: il 23% di chi ci guarda notizie segue video di oltre venti minuti. I formati lunghi piacciono pi\u00f9 ai 18-24enni che agli over 55, contro l&#8217;idea che i giovani reggano solo clip da pochi secondi. Molti li guardano sul televisore di casa, aprendo un app come farebbero per una serie.<\/p>\n\n\n\n<p>Su queste piattaforme si muovono i creator. In Francia Hugo Travers, noto come Hugo D\u00e9crypte, raggiunge il 28% degli under 35, il doppio di TF1 e del Figaro. Nel mondo il 27% degli intervistati ha seguito nell&#8217;ultima settimana almeno un creator dedicato all&#8217;informazione. Chi lo fa legge e guarda anche pi\u00f9 media tradizionali della media: i creator si aggiungono, di rado sostituiscono. Solo il 3% si informa esclusivamente attraverso di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una minoranza piccola, ma tende a collocarsi agli estremi dello spettro politico. Negli Stati Uniti il rapporto cita Nick Shirley, youtuber di 24 anni. Il suo video sulle presunte frodi negli asili gestiti da cittadini di origine somala in Minnesota \u00e8 stato rilanciato dal vicepresidente J. D. Vance e ha portato a indagini federali, nonostante le prove fossero limitate.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intelligenza artificiale, per ora, cresce pi\u00f9 piano di quanto si temesse. L&#8217;uso settimanale di ChatGPT, Gemini e servizi simili per informarsi \u00e8 passato dal 7% al 10%. Nel Regno Unito \u00e8 fermo al 4%. Un quinto degli intervistati si fida delle risposte delle chatbots, ma tra chi li usa la quota sale al 44%, contro il 17% di chi non li ha mai provati. La diffidenza, cio\u00e8, viene soprattutto da chi resta fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uso pi\u00f9 comune \u00e8 fare domande di approfondimento su una notizia gi\u00e0 letta. Per gli editori il punto dolente sono i clic. Sull&#8217;intera popolazione, appena il 4% dichiara di passare spesso da un chatbot alla fonte originale, contro il 19% di chi arriva dai motori di ricerca. Il divario dipende anche dal numero ancora ridotto di utenti dell&#8217;IA. Chi clicca lo fa pi\u00f9 spesso per controllare che la notizia sia vera che per saperne di pi\u00f9. Intanto il traffico organico da Google verso oltre 2.500 siti di informazione \u00e8 calato di un terzo tra novembre 2024 e novembre 2025, secondo dati Chartbeat riportati dal Reuters Institute.<\/p>\n\n\n\n<p>La fiducia nelle notizie \u00e8 scesa al 37%, il valore pi\u00f9 basso da quando l&#8217;istituto ha iniziato a misurarla nel 2015. Negli Stati Uniti \u00e8 al 25%, in Italia al 32%. Nel nostro sistema, osserva il rapporto, ottengono pi\u00f9 credito le testate percepite come neutrali. Quelle con un profilo politico netto vengono premiate soprattutto da chi la pensa come loro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"646\" height=\"380\" src=\"https:\/\/www.idmo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IDMO_6.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-193059\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>La domanda di imparzialit\u00e0 regge meglio di quanto suggerisca il rumore dei social. Il 45% degli intervistati preferisce notizie che non prendano posizione, pi\u00f9 del doppio di chi cerca conferme alle proprie idee. Questa seconda minoranza, per\u00f2, commenta, condivide e paga pi\u00f9 degli altri. Per un editore a caccia di abbonati \u00e8 un pubblico prezioso, e il rapporto riconosce che schierarsi pu\u00f2 diventare un modo per distinguersi dalla concorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul servizio pubblico l&#8217;Italia fa storia a s\u00e9. \u00c8 uno dei cinque Paesi, su 26, in cui prevale un giudizio negativo sull&#8217;impatto sociale dell&#8217;informazione pubblica. \u00c8 anche l&#8217;unico in cui le critiche pi\u00f9 dure alla Rai arrivano da sinistra. Il rapporto le collega ai cambi al vertice e agli interventi editoriali percepiti come un rafforzamento del controllo politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il resto della scheda italiana descrive un mercato che cambia proprietari e regole. Nel 2024 le grandi piattaforme hanno raccolto oltre l&#8217;85% dei ricavi pubblicitari digitali lordi. Sulla carta, solo il Corriere della Sera e la Repubblica raggiungono ogni settimana almeno il 10% degli intervistati. A marzo 2026 GEDI \u00e8 passata interamente al gruppo greco Antenna, della famiglia Kyriakou, con la Repubblica, Radio Deejay, HuffPost Italia e Limes. La Stampa era gi\u00e0 stata venduta all&#8217;editore regionale SAE.<\/p>\n\n\n\n<p>Online la classifica \u00e8 diversa. Fanpage \u00e8 in testa, e tra gli under 35 Il Post raggiunge il 15% e Will Media l&#8217;11%. Giornalisti affermati come Stefano Feltri e Selvaggia Lucarelli hanno trovato su Substack un ampio pubblico pagante.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo il rapporto, l&#8217;Italia \u00e8 diventata anche un banco di prova europeo nei rapporti con le piattaforme. L&#8217;AGCOM ha fissato l&#8217;equo compenso che Meta e LinkedIn devono a GEDI per l&#8217;uso dei suoi contenuti. Meta ha fatto ricorso e il tribunale italiano ha rinviato la questione alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea. A ottobre 2025 la FIEG ha presentato un esposto contro gli AI Overviews di Google, accusati di sottrarre traffico ai siti di informazione. A febbraio il presidente dell&#8217;AGCOM ha annunciato che segnaler\u00e0 AI Mode alla Commissione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>In uno dei capitoli di approfondimento c&#8217;\u00e8 un dato che il rapporto non mette in evidenza. Tra chi ha smesso di guardare regolarmente il telegiornale, il 9% non usa pi\u00f9 alcuna fonte di informazione: n\u00e9 giornali, n\u00e9 social, n\u00e9 podcast, n\u00e9 chatbot. Al suo apice la televisione entrava nelle abitudini di otto persone su dieci. Gli autori si chiedono se un&#8217;altra fonte di notizie arriver\u00e0 mai a tanto.<\/p>\n\n\n\n<p>A cura di Federica Urzo<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Digital News Report 2026 del Reuters Institute certifica il sorpasso dei social e delle piattaforme video sui siti dei giornali. 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