{"id":187227,"date":"2024-08-04T15:12:52","date_gmt":"2024-08-04T13:12:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.idmo.it\/?p=187227"},"modified":"2024-09-17T12:02:07","modified_gmt":"2024-09-17T10:02:07","slug":"la-mappa-del-luiss-data-lab-contro-la-disinformazione-sui-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/2024\/08\/04\/la-mappa-del-luiss-data-lab-contro-la-disinformazione-sui-migranti\/","title":{"rendered":"La mappa contro la disinformazione sui migranti, un decennio di tragedie silenziose"},"content":{"rendered":"\n<p>Puntini rossi, migliaia di puntini rossi dispersi in mezzo al mare, sulla terraferma, tra i confini o il deserto. Si tratta della&nbsp;<a href=\"https:\/\/migranti.catchy.buzz\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cMappa dei Migranti\u201d<\/a>&nbsp;creata dal centro di ricerca Luiss Data Lab diretto da Gianni Riotta e la professoressa Livia De Giovanni. Un documento interattivo che rappresenta il fenomeno migratorio negli ultimi dieci anni a livello globale. Dal 2014 al 2024, infatti, sono stati registrati 66.760 morti o dispersi tra uomini, donne e bambini a causa di condizioni climatiche avverse, annegamenti, guerre e violenze.&nbsp;<strong>Clicca&nbsp;<a href=\"https:\/\/migranti.catchy.buzz\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">QUI<\/a>&nbsp;per visualizzarla<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Grazie ai dati del portale&nbsp;<a href=\"https:\/\/missingmigrants.iom.int\/\">Missing Migrants<\/a>&nbsp;e alla collaborazione di aziende innovative come&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/company\/catchy-srl\/?originalSubdomain=it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Catchy&nbsp;<\/a>diretta dal CTO Alessandra Spada , si \u00e8 potuto ricostruire la drammatica realt\u00e0 delle rotte migratorie, utilizzando tecniche di Geo Intelligence e Geo Visualization. L\u2019obiettivo \u00e8 ricordare attraverso il data-storytelling la presenza di vite umane dietro i numeri e sensibilizzare sulle tragedie che si consumano lungo le rotte migratorie.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/zetaluiss.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Schermata-2024-07-17-alle-12.54.05-1-1024x542.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-210455\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Dietro le quinte della Mappa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Domenico Cangemi, Dottore in matematica e ricercatore del Luiss Data Lab, ci spiega il lavoro dietro la mappa: \u201cSi basa tutto sul database che scarichiamo da Missing Migrants Project, aggiornato quotidianamente. Questo riporta gli incidenti riguardanti le rotte dei migranti, le coordinate dell&#8217;incidente, il numero di persone coinvolte, la causa, la regione e spesso il paese di origine. Include anche informazioni su quanti adulti, bambini e donne erano presenti, nonch\u00e9 quanti sono sopravvissuti\u201d, spiega Cangemi.<\/p>\n\n\n\n<p>La mappa interattiva aggiornata a luglio 2024 visualizza le informazioni attraverso vari indicatori: gli indicatori rossi rappresentano i decessi delle persone adulte, mentre i gialli i bambini. Cangemi descrive in dettaglio il funzionamento della mappa: \u201cIl pallino rosso indica raggruppamenti di incidenti, mentre una forma quadrata rappresenta un singolo incidente con le coordinate precise. Pi\u00f9 grande \u00e8 il quadrato, maggiore \u00e8 il numero di persone coinvolte. Non necessariamente tutti sono morti, ma il database riporta il dato in base a morti o dispersi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Per garantire l&#8217;accuratezza della posizione geografica di ogni incidente, vengono utilizzate coordinate esatte di longitudine e latitudine. Tuttavia, questo richiede un processo di pulizia dei dati, \u201cC&#8217;\u00e8 un lungo processo di tracking per verificare che queste coordinate corrispondano realmente al luogo esatto. Dal punto di vista geografico, \u00e8 molto accurato perch\u00e9 ti d\u00e0 la coordinata precisa dell&#8217;incidente\u201d, precisa il Dottor Cangemi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle principali sfide incontrate nel creare la mappa \u00e8 la gestione dei dati mancanti. \u201cMolto spesso, ti vengono riportate le coordinate ma non il luogo dell&#8217;incidente. Con un database che registra quasi 17.000 incidenti, non \u00e8 possibile controllare manualmente tutto\u201d, afferma Cangemi. Per risolvere questo problema, \u00e8 stato sviluppato un algoritmo di machine learning che, in base ai dati mancanti, analizza i dati pi\u00f9 vicini con il luogo segnato e attribuisce quello pi\u00f9 frequente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un Trend in crescita<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/x.com\/RiccardoNoury?ref_src=twsrc%5Egoogle%7Ctwcamp%5Eserp%7Ctwgr%5Eauthor\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Riccardo Noury<\/a>, portavoce di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.amnesty.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Amnesty International Italia<\/a>, avverte che il 2024 potrebbe essere ancora pi\u00f9 mortale del 2023: &#8220;C&#8217;\u00e8 un&#8217;escalation. Il fenomeno pi\u00f9 sottostimato per\u00f2 sono i morti in transito, ovvero i dispersi in mare. Persone che durante il percorso interno, prima ancora di arrivare al luogo di partenza, nemmeno a quello di approdo, sono gi\u00e0 morti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il professor&nbsp;<a href=\"https:\/\/giornalismo.luiss.it\/faculty\/francesco-cherubini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Francesco Cherubini<\/a>, esperto di diritto internazionale e migrazione presso la Luiss, ha fornito un&#8217;analisi dettagliata delle principali criticit\u00e0 legali sulla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo e nei Balcani, basati sui dati della mappa dei migranti del centro di ricerca Luiss Data Lab. Secondo il professore, una delle criticit\u00e0 pi\u00f9 rilevanti \u00e8 rappresentata dalle condizioni di ingresso nel territorio Schengen per i cittadini di Stati terzi: \u201cIn particolare, il possesso del visto \u00e8 un requisito cruciale, ma discrezionale, che molti migranti non riescono a soddisfare. Questo li costringe a rivolgersi ai trafficanti, che offrono rotte illegali via terra o mare, spesso pi\u00f9 pericolose e costose dei voli legali. Le normative internazionali potrebbero migliorare la protezione dei migranti durante il loro tragitto intervenendo sui canali legali di ingresso e smantellando reti di trafficanti che spesso si estendono fino allo sfruttamento dei migranti stessi. Tuttavia, le sfide sono molte, inclusa la cooperazione con i paesi di transito e di origine\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/zetaluiss.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Schermata-2024-07-17-alle-13.04.53-1024x528.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-210453\"\/><figcaption>Grafici di Luiss Data Lab<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Mediterraneo: le stragi del 2023&nbsp;<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>&#8220;Le peggiori stragi nel Mediterraneo risalgono all\u2019anno passato, con eventi tragici come quelli di Pylos e Cutro. La ragione di numeri cos\u00ec alti sono dati da politiche di chiusura, accordi di esternalizzazione, criminalizzazione delle ONG o fermi amministrativi delle navi. Questo non solo scoraggia le partenze ma le rende pi\u00f9 pericolose e mortali&#8221;, spiega il portavoce di Amnesty Italia ricordando i due grandi naufragi dove persero la vita 94 persone di cui 34 bambini a largo di Cutro, e 600 in Grecia. \u201cQuando togli le navi di soccorso e le persone muoiono c&#8217;\u00e8 una correlazione tra numero di morti e politiche di diniego dei soccorsi\u201d conclude Noury.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto alla criminalizzazione delle ONG coinvolte nel salvataggio dei migranti in mare, il Professore Cherubini chiarisce che le organizzazioni operano nell&#8217;ambito del diritto internazionale che impone loro il soccorso in mare: \u201cTuttavia, esiste il rischio di abusi e la possibilit\u00e0 di collaborare con i trafficanti. Tali situazioni per\u00f2 devono essere trattate con attenzione caso per caso. Le rotte illegali non solo espongono i migranti a rischi di sicurezza estrema, ma li rendono vulnerabili allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani. I trafficanti, inoltre, sono spesso coinvolti in reti pi\u00f9 ampie di sfruttamento e schiavit\u00f9 nei paesi di destinazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>&#8220;The Game&#8221;: la difficile lotteria dei migranti nei Balcani<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Il percorso migratorio attraverso i Balcani, noto tra i migranti come &#8220;The Game&#8221;, rappresenta una delle rotte pi\u00f9 difficili e pericolose per raggiungere l&#8217;Europa. Questo termine \u00e8 stato coniato dai migranti stessi per descrivere la sfida quasi impossibile di attraversare la frontiera tra Bosnia e Croazia, con la speranza di arrivare in Italia. Valerio Nicolosi, giornalista ed esperto di questa rotta, spiega nel suo libro &#8216;Il Gioco Sporco&#8217; come migliaia di persone tentino questo viaggio, spesso affrontando violenze e respingimenti da parte della polizia croata, slovena e italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 un percorso che parte dalle citt\u00e0 bosniache di Bihac o Velika, situate nel nord del paese, e si snoda fino a Trieste. Il viaggio, che pu\u00f2 durare fino a quindici giorni a piedi, \u00e8 reso ancora pi\u00f9 arduo dalla sorveglianza serrata delle forze di polizia croate, che fungono da gendarmeria di frontiera per l&#8217;Unione Europea. Questi agenti non solo respingono i migranti, ma spesso li maltrattano, picchiano e derubano, distruggendo i loro telefoni e rendendo impossibile la comunicazione e la navigazione&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Nicolosi racconta come la polizia croata sia diventata una vera e propria barriera all&#8217;ingresso in Europa, rendendo &#8220;The Game&#8221; una sorta di lotteria dove solo pochi riescono a vincere. Alcuni migranti tentano il passaggio decine di volte prima di avere successo, se mai ci riescono. Le difficolt\u00e0 sono aggravate dai respingimenti a catena che coinvolgono anche Slovenia e Italia, con i migranti che vengono continuamente spostati da un paese all&#8217;altro, spesso in condizioni disumane.<\/p>\n\n\n\n<p>Nicolosi evidenzia che i respingimenti avvengono anche d&#8217;inverno: &#8220;Con temperature che possono scendere sotto lo zero, aumentando il rischio di ipotermia e morte. I migranti sono spesso costretti a passare attraverso fiumi gelati e zone minate, residui della guerra di Jugoslavia. Le mine, non mappate nel dettaglio, rappresentano un ulteriore pericolo mortale, spostandosi con la pioggia e la neve&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giornalista critica anche il cosiddetto &#8220;accordo bilaterale&#8221; tra Italia e Slovenia del 1996, riesumato dall&#8217;ex ministra dell&#8217;Interno Luciana Lamorgese, che permette alle autorit\u00e0 italiane di respingere i migranti in Slovenia entro dieci chilometri dalla frontiera. Questo accordo, superato dal diritto europeo, perpetua la violenza e l&#8217;instabilit\u00e0 lungo la rotta balcanica.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Nicolosi, l&#8217;unica soluzione sostenibile sarebbe l&#8217;apertura di canali legali per i migranti direttamente dai loro paesi di origine o dai paesi limitrofi, permettendo loro di richiedere un visto e accedere legalmente all&#8217;Europa: &#8220;Questo approccio non solo garantirebbe maggiore sicurezza per i migranti, ma anche per i paesi ospitanti, evitando il ciclo di violenze e respingimenti che caratterizza attualmente &#8216;Il Gioco'&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Africa: la crisi interna<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In Africa, i morti per annegamento, cause climatiche e mancanza di assistenza sanitaria sono comuni: \u201cGli spostamenti sono prevalentemente interni. Dal Sudan al Sud Sudan, dal Sudan all&#8217;Egitto, dalla Somalia si va in Etiopia e cos\u00ec via. C\u2019\u00e8 un grande movimento verso il Sudafrica. Sono spostamenti interni in larga parte dovuti a conflitti e alla crisi climatica che rende la terra utile sempre meno disponibile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il professor Cherubini sottolinea: \u201cLe migrazioni dall&#8217;Africa presentano sfide uniche, spesso legate alla povert\u00e0, conflitti e violazioni dei diritti umani, che richiedono pressioni diplomatiche e politiche pi\u00f9 efficaci per migliorare le condizioni nei paesi di origine e transito. &#8211; continua &#8211; Gli spostamenti interni in questo continente rappresentano un fenomeno estremamente diffuso e variegato. Su cento nigeriani, per esempio, pochi intraprendono il rischioso viaggio verso l&#8217;Europa, mentre la maggior parte si sposta all&#8217;interno del proprio paese o verso nazioni confinanti. Questa dinamica sottolinea una realt\u00e0 meno visibile ma spesso cruciale: la maggior parte dei migranti africani non attraversa il Mediterraneo, ma si sposta localmente, contribuendo alla dinamica socio-economica regionale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La responsabilit\u00e0 di gestire queste dinamiche migratorie ricade principalmente sugli Stati che ospitano. Tuttavia, garantire il rispetto dei diritti umani in questo contesto \u00e8 una sfida significativa. L&#8217;unico strumento efficace sembra essere una pressione diplomatica costante affinch\u00e9 gli Stati africani adottino standard di tutela dei diritti fondamentali allineati agli standard internazionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL&#8217;eredit\u00e0 post-coloniale pesa ancora significativamente nelle politiche africane. Dopo l&#8217;indipendenza, molti paesi africani hanno visto gli sforzi internazionali per imporre standard occidentali come un nuovo tipo di colonialismo. Questo ha alimentato una resistenza verso l&#8217;ingerenza esterna e ha complicato ulteriormente i tentativi di promuovere i diritti umani e lo sviluppo socio-economico attraverso la cooperazione internazionale\u201d conclude Cherubini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/zetaluiss.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Schermata-2024-07-11-alle-18.24.52-1024x305.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-210456\"\/><figcaption>Grafico Missing Migrants, &#8220;Cause di Morte in Africa&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Asia: la rotta dei Rohingya<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>In Asia meridionale i Rohingya, un gruppo etnico perseguitato da decenni, scappa dal Myanmar al Bangladesh, per poi affrontare le rotte marittime in Indonesia e Malesia. Riccardo Noury di Amnesty International spiega: \u201cI migranti qui affrontano naufragi, porti chiusi e navi alla deriva. Le organizzazioni per i diritti umani chiedono percorsi legali e sicuri, ricongiungimenti familiari e rilascio di visti per legalizzare ci\u00f2 che oggi \u00e8 illegale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione dei Rohingya \u00e8 drammatica. La crisi dei diritti umani in Myanmar \u00e8 peggiorata a causa delle autorit\u00e0 militari che hanno intensificato la repressione dell\u2019opposizione pacifica. Dal colpo di stato del 1\u00b0 febbraio 2021, il controllo militare ha portato a violazioni dei diritti umani. Oltre 4.000 persone, per lo pi\u00f9 civili, sono state uccise in attacchi indiscriminati.<\/p>\n\n\n\n<p>La rotta marittima verso l&#8217;Indonesia e la Malesia \u00e8 una delle poche opzioni rimaste per i Rohingya in cerca di sicurezza. Tuttavia, il viaggio \u00e8 pericoloso. Molti naufragano, muoiono in mare o vengono respinti dai porti chiusi dei paesi di destinazione. Anche se riescono ad arrivare, le condizioni di vita non sono sempre migliori, con molti che finiscono in campi di detenzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Afghanistan: la crisi dei rifugiati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il governo del Pakistan ha deciso di espellere dal proprio territorio le persone straniere che non possiedono regolari documenti. Il provvedimento riguarda soprattutto chi arriva dall\u2019Afghanistan, almeno 1,5 milioni di persone, di cui 600 mila fuggite dopo il 2021 con la ripresa del potere dell\u2019Emirato islamico dell&#8217;Afghanistan.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE dopo il ritorno dei talebani, milioni di afghani si sono spostati in Pakistan. Quando per\u00f2 questo territorio ad ottobre 2023 ha dichiarato irregolari i migranti, migliaia sono stati rimandati nel loro paese di origine. Questo ha portato un aumento dei morti durante i tragitti di ritorno verso ovest, lungo l\u2019Iran e la Turchia, o annegamenti in mare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I rifugiati afghani si trovano cos\u00ec a dover scegliere se restare in Pakistan rischiando arresti, deportazioni e abusi o rientrare in patria, dove la crisi umanitaria ed economica perdura da mesi. Oltre ad affrontare un viaggio rischioso che li porter\u00e0 comunque alla morte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Messico: la rotta di terra pi\u00f9 pericolosa al mondo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, il confine tra Messico e Stati Uniti \u00e8 diventato la rotta di terra pi\u00f9 pericolosa al mondo, oltre che teatro di politiche migratorie controverse. Secondo il professor Cherubini, la gestione del confine ha visto variazioni significative con il cambio dei presidenti USA. La politica promossa da Trump era nota per la retorica anti-migrazione, mentre Joe Biden ha continuato a navigare in un contesto altrettanto problematico, se non peggiore, pur rimanendo in ombra mediaticamente.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica statunitense di deterrenza e controllo dei flussi migratori lungo il confine con il Messico \u00e8 storica e persistente. Tuttavia, negli ultimi anni, si \u00e8 assistito a un&#8217;escalation delle misure di sicurezza e controllo, con l&#8217;impiego di ronde private per controllare il confine. \u201cQueste ronde hanno il potere di agire autonomamente, con il rischio di utilizzare la forza contro i migranti che cercano di attraversare la frontiera. Uno scenario che ha portato a un aumento delle tensioni e delle violazioni dei diritti umani lungo il confine\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa politica migratoria statunitense non dipende esclusivamente dall&#8217;amministrazione in carica, ma \u00e8 una costante che attraversa diversi governi. Il governo Trump ha attirato l&#8217;attenzione mediatica per le sue politiche di linea dura. Ad esempio, durante il governo italiano di Gentiloni, guidato dal Ministro dell&#8217;Interno Marco Minniti, \u00e8 stata adottata una delle politiche pi\u00f9 restrittive in Europa nei confronti dei migranti, nonostante l&#8217;opinione pubblica possa spesso focalizzarsi su figure come Matteo Salvini\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica migratoria, sia negli Stati Uniti che in Europa, possono avere conseguenze elettorali significative, influenzando il consenso elettorale in modo decisivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Rifugiati Climatici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La correlazione tra cambiamenti climatici e migrazioni forzate \u00e8 oggetto di studio da diversi anni, ma nel 2024 manca ancora un esplicito riconoscimento nel diritto internazionale. Nella Convenzione di Ginevra del 1951 e nelle successive disposizioni normative non \u00e8 stata mai espressa una definizione giuridica per le persone costrette a spostarsi a causa delle conseguenze dirette (desertificazione, catastrofi naturali, ecc.) o indirette (guerre per risorse scarse) dei cambiamenti climatici.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la crescente attenzione per gli effetti del climate change, non \u00e8 stato aggiornato lo status di milioni di persone che nei prossimi anni potrebbero essere costrette a trasferirsi a causa della crisi climatica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl tempo \u00e8 sempre pi\u00f9 avanti rispetto al diritto. Il cambiamento climatico produce conflitti che a loro volta producono rifugiati. Le persone non scappano solo per la mancanza d&#8217;acqua, ma anche per i conflitti interni causati dalla scarsit\u00e0 di risorse. Fuggono per condizioni climatiche estreme e muoiono a causa di queste, ma anche per i conflitti derivanti dal cambiamento climatico\u201d. Secondo i dati raccolti dal Luiss Data Lab la causa di mortalit\u00e0 legata alle condizioni ambientali ostili \u00e8 intorno all\u201911% a livello mondiale. Per<a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">&nbsp;il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC)&nbsp;<\/a>entro il 2050 ben 216 milioni di persone potrebbero quindi essere costrette a lasciare la propria terra per sopravvivere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La questione dei rifugiati climatici quindi sar\u00e0 un aspetto critico delle migrazioni in Africa, il professor Cherubini commenta: \u201cSebbene non esista ancora un riconoscimento internazionale formale per i rifugiati climatici, l&#8217;impatto ambientale spinger\u00e0 sempre pi\u00f9 persone a emigrare per sfuggire a disastri naturali come alluvioni, siccit\u00e0 e desertificazione. Questi movimenti sono spesso compresi all&#8217;interno delle migrazioni interne che vediamo nel continente africano, aggiungendo ulteriori pressioni su risorse gi\u00e0 limitate e infrastrutture vulnerabili\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/zetaluiss.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Schermata-2024-07-17-alle-13.05.23-1024x554.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-210457\"\/><figcaption>Grafico del Luiss Data Lab<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Questione di Genere<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Le politiche migratorie di chiusura spesso costringono le famiglie a mandare avanti i membri pi\u00f9 forti, generalmente uomini adulti (intorno ai 18-30 anni), pi\u00f9 capaci di resistere alle difficolt\u00e0 del viaggio e alle torture. Tuttavia, anche interi nuclei familiari si spostano, in particolare modo dalla Siria. Sebbene gli uomini siano pi\u00f9 numerosi e registrano un tasso di morte pi\u00f9 alto, donne e bambini sono i pi\u00f9 vulnerabili, non sapendo in molti casi nuotare, essendo gravide, o avendo subito violenze sessuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, la questione di genere gioca un ruolo significativo nelle dinamiche migratorie africane. Il professor Cherubini spiega: \u201cSono prevalentemente gli uomini adulti che intraprendono i viaggi, spesso a causa del rischio di persecuzione politica o economica che minaccia la loro sicurezza personale. Le donne, invece, sono spesso esposte a rischi specifici come lo sfruttamento sessuale e la violenza di genere, condizioni che, sebbene riconosciute come motivazioni valide per il riconoscimento dello status di rifugiato, spesso non vengono affrontate adeguatamente nei contesti socio-politici dei paesi di origine\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/zetaluiss.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Schermata-2024-07-17-alle-13.05.39.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-210458\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Sopravvissuti&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;analizzare i flussi migratori verso l&#8217;Europa, una delle questioni pi\u00f9 complesse riguarda la stima accurata dei superstiti e dei morti. Secondo il professor Cherubini: \u201cIl vero numero dei decessi non sar\u00e0 mai conosciuto con certezza. Questo \u00e8 particolarmente vero per i migranti che partono dalla Libia e dalla Tunisia, dove il conteggio delle persone imbarcate e la sottrazione di quelle che arrivano potrebbero sembrare un metodo semplice, ma \u00e8 lontano dall&#8217;essere preciso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le domande di protezione internazionale presentate nei vari punti di approdo sono un indicatore parziale dei superstiti, ma non raccontano tutta la storia. Molti migranti intraprendono viaggi via terra, attraversando l&#8217;Iran, la Turchia o il deserto dell&#8217;Africa subsahariana, durante i quali tanti compagni di viaggio scompaiono senza lasciare traccia. Cherubini ricorda come i racconti dei migranti siano pieni di riferimenti a parenti o amici scomparsi durante le varie traversate o la prigionia in Libia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl Mar Mediterraneo stesso rappresenta una sfida immensa per il monitoraggio. La sua vasta estensione rende quasi impossibile una sorveglianza continua ed efficace, e un barcone in distress pu\u00f2 affondare rapidamente, spesso senza essere notato. I pescatori siciliani, ad esempio, riportano frequentemente di trovare resti umani nelle loro reti, testimoniando la tragedia silenziosa che si consuma in mare. Determinare un numero certo di superstiti e morti \u00e8 estremamente complicato, se non impossibile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/zetaluiss.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Schermata-2024-07-17-alle-13.06.36-1024x535.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-210459\"\/><figcaption>Grafico del Luiss Data Lab<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Noury invece commenta: \u201cFa impressione che in alcuni anni il numero dei morti e dei dispersi sia uguale se non superiore a quello dei superstiti. Vuol dire che sono persone che sono state lasciate completamente morire. Mediterraneo centrale si conferma la rotta pi\u00f9 praticata, ma anche tra le pi\u00f9 mortali al mondo. Il dato sul numero dei superstiti cala tragicamente nell\u2019ultimo anno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per approfondire:&nbsp;<a href=\"https:\/\/migranti.catchy.buzz\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Clicca&nbsp;QUI&nbsp;per visualizzar<\/strong>e la mappa<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Report di Laura Pace, Master di Giornalismo della Luiss con il supporto del Team Data Lab<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mappa dei migranti del Luiss Data Lab \u00e8 un documento interattivo contro le fake news sull&#8217;immigrazione. Con una previsione di escalation delle morti nel 2024 e la crescita dei rifugiati climatici \u00e8 pi\u00f9 importante che mai raccontare la verit\u00e0 dietro i numeri<\/p>\n","protected":false},"author":132,"featured_media":187228,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2616],"tags":[4972,4973,4975,4974],"class_list":["post-187227","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-data-lab","tag-mappa-migranti","tag-migrazione","tag-rotte-migratorie"],"acf":{"share_this_post_to_edmo_website":false,"type_of_post":false,"options_for_news_post":{"":""},"options_for_event_post":{"event_start_date":null,"event_end_date":null,"event_location":"","event_programme":""},"options_for_report_post":{"post_author":"","report_type":false,"report_pdf_link":""},"options_for_investigation_post":{"post_author":""},"affiliation":false},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/187227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/132"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=187227"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/187227\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":187233,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/187227\/revisions\/187233"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/187228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=187227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=187227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=187227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}