{"id":181518,"date":"2022-05-04T11:36:41","date_gmt":"2022-05-04T09:36:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.idmo.it\/?p=181518"},"modified":"2022-05-04T12:31:20","modified_gmt":"2022-05-04T10:31:20","slug":"digital-services-act","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/2022\/05\/04\/digital-services-act\/","title":{"rendered":"Il Digital Services Act detta le regole a Big Tech e disinformazione"},"content":{"rendered":"\n<p>Controllare la disinformazione, rendere trasparenti gli algoritmi delle piattaforme digitali come Meta-Facebook, <a href=\"https:\/\/www.idmo.it\/2022\/04\/27\/twitter-musk\/\" target=\"_blank\" aria-label=\"undefined (apri in una nuova scheda)\" rel=\"noreferrer noopener\">Twitter<\/a>, Google, Apple e Amazon, Instagram, evitare che le pubblicit\u00e0 occulte discriminino per razzismo, sessismo, identit\u00e0 o politica: il 23 aprile rimarr\u00e0 una data storica per l\u2019Unione Europea, con l\u2019approvazione del rivoluzionario Digital Services Act. Dopo mesi di discussione \u00e8 arrivato l\u2019accordo tra Parlamento e Consiglio sulla normativa europea per regolamentare le Big Tech sul territorio dell\u2019Unione. La bozza, in fase di definizione tecnica, verr\u00e0 approvata a breve, per entrare in vigore nel 2024.&nbsp;Funzioner\u00e0 come una legge che non andr\u00e0 approvata dai singoli Stati, ma tutti saranno tenuti a rispettarla.&nbsp;L\u2019obiettivo \u00e8 facilitare l\u2019individuazione e la rimozione di contenuti illegali o ingannevoli, in particolare sulle piattaforme con pi\u00f9 di 45 milioni di utenti nell\u2019Unione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/info\/strategy\/priorities-2019-2024\/europe-fit-digital-age\/digital-services-act-ensuring-safe-and-accountable-online-environment_it\" target=\"_blank\" aria-label=\"undefined (apri in una nuova scheda)\" rel=\"noreferrer noopener\">Digital Services Act<\/a> riesce dove anche gli Stati Uniti avevano fallito\u00bb, dichiara Costanza Sciubba Caniglia, Direttore dell\u2019Istituto di Geopolitica Digitale, spiegando che la portata della normativa Europea supera di gran lunga i regolamenti parziali varati in altri Stati, come il Canada, in cui il governo attua un controllo sulle pubblicit\u00e0 elettorali, ma solo durante il periodo delle elezioni. Proprio per questo il DSA potrebbe diventare un modello per provvedimenti simili nel resto del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto accordo rappresenta un cambio di paradigma perch\u00e9 fino a cinque anni fa neanche si pensava a regolare le piattaforme\u00bb, spiega Irene Pasquetto, docente di Etica delle Tecnologie dell\u2019Informazione all\u2019Universit\u00e0 del Michigan. L\u2019effetto della normativa pi\u00f9 immediato riguarder\u00e0 la crescente diffusione dei messaggi d\u2019odio sui social, che al momento \u00e8 lasciata quasi per intero ai regolamenti interni delle singole aziende. Il Digital Services Act offrir\u00e0 invece un primo quadro di riferimento chiaro e univoco a cui tutti dovranno fare riferimento, pur con le difficolt\u00e0 che derivano dal concepire una cornice che tenga in conto le diverse legislazioni nazionali. A differenza di quanto accaduto finora, le piattaforme saranno responsabili in prima persona delle informazioni che diffondono e anche i motori di ricerca \u00abdovrebbero avere l\u2019obbligo di rimuovere i risultati che conducono a contenuti illegali\u00bb. Dovranno quindi rendere pi\u00f9 trasparenti gli algoritmi di raccomandazione e le procedure per la raccolta dei dati sugli utenti, su cui si basano i propri servizi e le scelte di marketing. Il DSA agisce infatti sulle strategie di marketing, puntando non solo a ottenere annunci pi\u00f9 veritieri, ma anche meno invasivi, dal momento che le aziende non avranno pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di sviluppare messaggi pubblicitari rivolti ai minorenni n\u00e9 sfruttare in questo campo profilazioni che prendano in considerazione il sesso e l\u2019etnia dei clienti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante il DSA rappresenti \u00abun progresso importantissimo\u00bb, non \u00e8 privo di limiti. \u00abLa cosa che ritengo pi\u00f9 grave\u00bb, continua Pasquetto, \u00ab\u00e8 che non contenga nessun riferimento al revenge porn, un fenomeno che \u00e8 invece in continua crescita e sfrutta anche gli ultimi progressi della tecnica. Basti pensare che circa il 95 per cento dei deep fake che circolano su internet riguardano proprio questo campo\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altro limite \u00e8 ci\u00f2 che il documento si propone di fare in concreto per contrastare la disinformazione, che pure \u00e8 uno degli obiettivi principali. \u00abSi tratta di un ambito molto pi\u00f9 difficile da regolamentare\u00bb e non \u00e8 chiaro come l\u2019Unione intenda agire sui gruppi che creano e diffondo notizie false. Sar\u00e0 pi\u00f9 facile imporre alle piattaforme di impiegare algoritmi di raccomandazione che non continuino a suggerire a catena contenuti fuorvianti. \u00abQuesto significa per\u00f2 che questi ultimi saranno soltanto pi\u00f9 difficili da trovare, senza per\u00f2 essere eleminati. In questo campo il DSA non risolve il problema alla radice, ma \u00e8 comunque un ottimo primo passo\u00bb. Se da questo punto di vista l\u2019efficacia del provvedimento resta incompleta, si tratta per\u00f2 di un limite volto a far s\u00ec che il controllo non si trasformi mai in censura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero interrogativo resta invece se le piattaforme coinvolte saranno disposte a effettuare gli investimenti richiesti per mettere in pratica le nuove norme e a condividere i dati. \u00abPotrebbe accadere che cerchino scorciatoie, limitandosi a fare il minimo indispensabile\u00bb, spiega Sciubba Caniglia, \u00abma potrebbe anche non essere cos\u00ec. Dovremo aspettare che il DSA entri in vigore\u00bb. Le aziende dovranno produrre un report annuale in cui viene valutato se sulle proprie piattaforme ci sia il rischio che vengano condivise informazioni pericolose o fuorvianti. \u00abMa non \u00e8 chiaro se in questo provvedimento siano incluse anche le app di messaggistica, come WhatsApp e Messenger, su cui questi contenuti sono pi\u00f9 difficili da intercettare\u00bb. La condivisione e la trasparenza dei dati\u00a0\u00e8 necessaria affinch\u00e9 le autorit\u00e0 competenti possano verificare che le Big Tech stiano effettivamente agendo nel rispetto del DSA.\u00a0\u00abNon \u00e8 possibile che le piattaforme si rifiutino di condividere le informazioni perch\u00e9, come detto, stiamo parlando di una vera e propria legge\u00bb, dice Virginia Padovese,\u00a0Vice President Partnerships per l\u2019Europa di NewsGuard, azienda che verifica l&#8217;affidabilit\u00e0 delle fonti di informazione online. \u00abPer chi viene meno agli obblighi\u00a0\u00e8 prevista anche una serie di sanzioni che possono arrivare fino all\u2019espulsione dal territorio Europeo\u00bb. Uno scenario ritenuto per\u00f2 poco probabile perch\u00e9 non converrebbe a nessuna delle due parti in causa.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa chiara \u00e8 che questo accordo segna l&#8217;inizio di una nuova era di regolamentazione delle piattaforme. Ma visto che permangono delle zone d\u2019ombra il principale strumento di difesa a disposizione degli utenti e quello di effettuare sempre una navigazione consapevole e informata. \u00abNessuna legge pu\u00f2 sostituire l&#8217;importanza della&nbsp;<em>media literacy<\/em>\u00bb, conclude Virginia Padovese. \u00abEd \u00e8 proprio per questo motivo che a NewsGuard continueremo a lavorare per offrire ai lettori strumenti per valutare l&#8217;affidabilit\u00e0 delle fonti di informazione\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Articolo di Silvano D&#8217;Angelo, studente del&nbsp;<a href=\"https:\/\/zetaluiss.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Master in Giornalismo<\/a>&nbsp;e Comunicazione Multimediale dell\u2019Universit\u00e0 Luiss Guido Carli<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019accordo trovato tra Parlamento e Consiglio UE \u00e8 la prima legge che impone un controllo esterno sui contenuti all\u2019interno delle piattaforme digitali<\/p>\n","protected":false},"author":132,"featured_media":181519,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2616],"tags":[4671,4666,1418,519,1419,3891],"class_list":["post-181518","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-big-tech","tag-digital-services-act","tag-disinformazione","tag-europa","tag-fake-news","tag-fakenews-2"],"acf":{"share_this_post_to_edmo_website":false,"type_of_post":false,"options_for_news_post":{"":""},"options_for_event_post":{"event_start_date":null,"event_end_date":null,"event_location":"","event_programme":""},"options_for_report_post":{"post_author":"","report_type":false,"report_pdf_link":""},"options_for_investigation_post":{"post_author":""},"affiliation":false},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181518","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/132"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=181518"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181518\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/181519"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=181518"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=181518"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=181518"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}