{"id":181404,"date":"2022-04-11T11:01:56","date_gmt":"2022-04-11T09:01:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.idmo.it\/?p=181404"},"modified":"2022-04-11T11:15:50","modified_gmt":"2022-04-11T09:15:50","slug":"soft-evidence","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/2022\/04\/11\/soft-evidence\/","title":{"rendered":"Soft Evidence. Come l\u2019algoritmo inganna l\u2019uomo"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/technology-55424730\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Nel dicembre del 2020 una sorridente Regina Elisabetta faceva la sua comparsa su Channel 4 esibendosi in un balletto di Tik Tok.<\/a>&nbsp;Contemporaneamente, sul primo canale della BBC, un\u2019altra Elisabetta recitava il tradizionale saluto natalizio in diretta televisiva. Non fosse stato per l\u2019assurda messinscena danzante, uno spettatore non avrebbe avuto nessun elemento per distinguere la Regina vera dal suo clone digitale.&nbsp;<strong>Il&nbsp;<em>deepfake<\/em>&nbsp;\u00e8 una tecnologia sempre pi\u00f9 utilizzata per costruire video fittizi, e per questo potente strumento di disinformazione digitale.&nbsp;<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sui pericoli del&nbsp;<em>deepfake<\/em>, della manipolazione audio visiva e dei&nbsp;<em>synthetic media<\/em>&nbsp;(qualsiasi video, cio\u00e8, alterato attraverso algoritimi) si concentra&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.operator.la\/blog\/soft-evidence\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Soft Evidence<\/em><\/a>, il progetto di due artiste americane, Ania Catherine e Dejha Ti,&nbsp;<strong>vincitore della categoria<\/strong>&nbsp;<strong>Artist for Media Tracks di<\/strong>&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/mediafutures.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MediaFutures<\/a>, un programma di supporto europeo all\u2019innovazione che nel 2021 ha tenuto la sua prima edizione sul rapporto con la disinformazione.<\/strong>&nbsp;Sostenuto da Horizon 2020, fondo europeo che finanzia l\u2019innovazione e la ricerca scientifica, MediaFutures nasce per offrire supporto a startup e artisti che attraverso l\u2019uso dei data contribuiscono allo sviluppo di un\u2019educazione digitale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/zetaluiss.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/ania-catherine-dejha-ti-operator.png\" alt=\"Soft Evidence. Come l'algoritmo inganna l'uomo\" class=\"wp-image-186132\"\/><figcaption>Dejha Ti a Ania Catherine<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il progetto<\/h2>\n\n\n\n<p><strong><em>Soft Evidence&nbsp;<\/em>si compone di 10 scene costruite attraverso l\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale: gli algoritmi dei computer sono utilizzati per realizzare brevi film che, pur sembrando reali, rappresentano qualcosa che non \u00e8 mai accaduto.&nbsp;<\/strong>Per<strong>&nbsp;<\/strong>costruire le diverse scene, le artiste hanno deciso di creare un proprio set di data: per cinque giorni, in Messico, hanno fotografato e filmato loro stesse, altre persone e diversi ambienti, che attraverso un algoritmo sono stati poi&nbsp;<em>inventati&nbsp;<\/em>dalla macchina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Inoltre, l\u2019istallazione prevede un contratto fittizio (<em>Synthetic and Manipulated Media Contract<\/em>), firmato dalle artiste, che approvano cos\u00ec l\u2019utilizzo del&nbsp;<em>face swapping<\/em>&nbsp;e di altre tecniche di manipolazione visuale.&nbsp;<\/strong>L\u2019intento delle performer \u00e8 dimostrare che i dati, anche se di libero accesso, non sono scissi dai loro corpi umani e dalle pi\u00f9 ampie questioni di giustizia sociale: condivisi, volontariamente o no, online, sono delle potenziali armi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il deepfake consiste nell\u2019alterazione del volto e del corpo di un personaggio reale: impiegato per modificare i volti di politici e celebrit\u00e0, l\u2019uso pi\u00f9 oscuro di questa tecnica \u00e8 tuttavia legato alla pornografia non consensuale, in cui dati di libero accesso vengono modificati per rappresentare donne in atti sessualmente espliciti.<\/strong>&nbsp;Ribaltando le potenzialit\u00e0 del deepfake in scene di vita tradizionale (seppur interamente create da un algoritmo) e utilizzando lo scambio di volti in una scena di amore tra due donne, le artiste trasportano la manipolazione digitale in un contesto apolitico, per costruire un terreno di riflessione e confronto neutrale in cui immergere lo spettatore.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/zetaluiss.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/SoftEvidence-machinelearning-deepfake1-1024x572.png\" alt=\"Soft Evidence. Come l'algoritmo inganna l'uomo\" class=\"wp-image-186131\"\/><figcaption>Soft Evidence (2021)&nbsp;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019arte di Catherine e Ti punta infatti a sconvolgere lo stato emotivo e psicologico di colui che ne fruisce. Sentimento, non spettacolo: la sintesi della loro presentazione su&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.operator.la\/output\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Operator<\/a>, la casa digitale che hanno creato per condividere le loro opere.&nbsp;<strong>Attraverso stati emotivi e percezioni sensoriali,&nbsp;<em>Soft Evidence<\/em>&nbsp;fornisce allo spettatore strumenti e strategie per prendere coscienza sui pericoli mondo digitale.<\/strong>&nbsp;L\u2019istallazione prevede anche un\u2019esperienza immersiva, in cui il pubblico si confronta con esperti di deepfake, mentre i video alterati digitalmente, immagini e messaggi vocali, sono diffusi tramite Telegram in una chat creata appositamente per il progetto. La circolazione attraverso una piattaforma digitale denuncia la facilit\u00e0 con cui le immagini false sfuggono al nostro controllo e alla nostra capacit\u00e0 di riconoscerne la veridicit\u00e0.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019una coreografa e l\u2019altra artista digitale, Catherine e Ti affrontano la relazione tra uomo e computer in tutte le loro opere.<\/strong>&nbsp;Attraverso Soft Evidence, le artiste vogliono contribuire a sviluppare una riflessione sulle&nbsp;<em>visual evidence<\/em>, un campo, come si legge sul sito del progetto, \u00absempre pi\u00f9 complicato che dimostra che le comunit\u00e0 ai margini della societ\u00e0, pi\u00f9 lontane dai centri di potere finanziario, tecnologico e politico, sono rese sempre pi\u00f9 vulnerabili\u00bb.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Articolo di Alissa Balocco, studentessa del&nbsp;<a href=\"https:\/\/zetaluiss.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Master in Giornalismo<\/a>&nbsp;e Comunicazione Multimediale dell\u2019Universit\u00e0 Luiss Guido Carli.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un programma europeo di innovazione premia il progetto di Ania Catherine e Dejha Ti che denuncia il pericolo della manipolazione audio-visiva<\/p>\n","protected":false},"author":132,"featured_media":181405,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[4378],"tags":[4654,4656,4655,4653],"class_list":["post-181404","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog","tag-algoritmo","tag-deep-fake","tag-media-futures","tag-soft-evidence"],"acf":{"share_this_post_to_edmo_website":false,"type_of_post":false,"options_for_news_post":{"":""},"options_for_event_post":{"event_start_date":null,"event_end_date":null,"event_location":"","event_programme":""},"options_for_report_post":{"post_author":"","report_type":false,"report_pdf_link":""},"options_for_investigation_post":{"post_author":""},"affiliation":false},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181404","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/132"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=181404"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181404\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/181405"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=181404"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=181404"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.idmo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=181404"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}